Lombardia: il TAR boccia la legge regionale sull’aborto

Nel 2008, la regione Lombardia, guidata da Formigoni, decideva di ritoccare la legge nazionale 194 sull’interruzione di gravidanza e fissava il tempo limite per l’interruzione terapeutica alla 22esima settimana, a differenza della legge nazionale che stabilisce il limite alla 24esima settimana. Il 29 dicembre scorso, il TAR Lombardo ha considerato illegittima la norma regionale e la legge è stata bocciata. Per il tribunale, «risulta chiaro il contrasto fra la disposizione statale e quella contenuta nelle linee guida regionali”, che “contravviene alla chiara decisione del legislatore nazionale di non interferire in un giudizio volutamente riservato agli operatori”. Il TAR ha anche bocciato la
disposizione regionale che imponeva, oltre al parere del medico, una consulenza psicologica o psichiatrica in caso di “gravi motivi psichici”, mentre la legge nazionale ripone piena fiducia nella capacità di valutazione del medico del servizio ostetrico-ginecologico». Per il tribunale, questa disposizione è «una palese violazione della disposizione contenuta nella legge statale». Infine, il tribunale ha anche considerato illegittime “le previsioni delle linee guida che impongono la redazione congiunta da parte di due medici ginecologi del certificato che attesta la sussistenza delle condizioni necessarie per poter accedere alle tecniche abortive”, visto che secondo la legge
nazionale è sufficiente un solo medico.

Per Francesca Koch, della Casa Internazionale delle Donne, la decisione del TAR lombardo “è una buona notizia, perché restaura un diritto, ma resta il fatto che alcune regioni cercano di modificare le leggi dello Stato”. Tra queste regioni, ci sono la Lombardia e il Lazio. Così, la regione Lombardia ha creato il “fondo Nasko”, un fondo destinato alle donne che rinunciano al aborto, e che è gestito dai centri di aiuto alla vita e dai consultori accreditati dalla regione Lombardia, cioè quelli gestiti da associazioni che difendono la vita fin dal concepimento. Da ottobre scorso, le donne della Lombardia che rinunciano all’interruzione di gravidanza per problemi economici, possono accedere a questo fondo: 250 euro al mese per 18 mesi, per un totale massimo di 4500 euro. Nel Lazio è ancora in discussione la proposta di legge di Olimpia Tarzia, che prevede la presenza nei consultori delle associazioni pro-vita.

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