Milano: è razzista negare le case popolari ai Rom

Il giudice Roberto Bichi di Milano ha dato ragione ai 10 rom che avevano fatto ricorso contro il comune per la mancata assegnazione di 25 case popolari che erano oggetto di un accordo tra le istituzioni e gli abitanti del campo di via Triboniano siglato a settembre. Secondo il giudice della prima sezione civile del capoluogo lombardo le motivazioni del mancato rispetto dell’accordo sono da imputare esclusivamente all’appartenenza etnica dei destinatari degli appartamenti, che comunque dopo due anni dovrebbero rientrare nelle graduatorie per essere riassegnati. Come era facile aspettarsi, poco dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza sono giunte le reazioni indignate della Lega Nord ed è stato annunciato il ricorso contro il provvedimento del giudice Bichi, che il carroccio considera una sentenza politica. Matteo Salvini, capogruppo della Lega nel consiglio comunale milanese, arriva a parlare di “ragalo ai fuorilegge” e di “beffa ai cittadini italiani in attesa dell’assegnazione di una casa popolare”, sottintendendo quindi le equazioni rom= fuorilegge e rom= straniero, ignorando forse la presenza secolare di una minoranza rom in seno alla popolazione italiana.

L’accordo tra comune e prefetto di Milano e gli abitanti del campo di via Triboniano prevedeva l’assegnazione di questi appartamenti alle famiglie che avessero soddisfatto i requisiti del “patto per la legalità”, si tratta dunque di famiglie che lavorano e mandano a scuola i loro figli e che inoltre hanno volontariamente sottoscritto un accordo che imponeva loro requisiti per l’accesso alle case popolari che non sono richiesti a nessun altro cittadino. Nel campo di via Triboniano, attualmente sotto sgombero, vivono in maggiornanza famiglie rom di origine rumena scappate dopo i pogrom che seguirono il crollo del regime di Ceau?escu nell’ 89, si tratta dunque di persone che sono nel nostro paese da venti anni e i cui figli sono nati e cresciuti qui.

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