Assegnato un premio a San Patrignano. Scattano le proteste

Rimini. Due giorni di iniziative anti-proibizioniste, per discutere dei metodi di recupero adottatti dalle comunità del nostro Paese. L’iniziativa è nata a seguito della decisione del comune di Rimini di assegnare a San Patrignano il Sigismondo d’Oro (massima onorificienza della città).

Un’assegnazione che ha fatto balzare sulla sedia molte persone. La comunità infatti, dalla fine degli anni settanta al 1993, sotto la resposabilità di Vincenzo Muccioli, è stata teatro di spaventose violenze a danno di molti suoi ospiti.
Tra le vittime di questo scempio, Giuseppe Maranzano e Sebastiano Berla, che nel 1989 si suicidarono dopo una serie di vessazioni psicologiche. Da allora ad oggi San Patrignano ha cercato di ricostruire la sua immagine, anche se continuano ad arrivare denunce riguardo l’abitabilità delle strutture residenziali e il rispetto del patto terapeutico.

“Gli ultimi quarantanni di “tossicodipendenza”si possono definire: “strage mafiosa” di cui siamo tutti responsabili. Parlare di premi è insostenibile. Basta citare i detenuti “per tossicodipendenza e vari reati connessi” che sono quasi la maggioranza nelle galere sovraffollate” ha commentato don Andrea Gallo, della comunità di San Benedetto al Porto “La legislazione, le pratiche dell’attuale governo, sono non scientifiche, non pedagogiche, ferme su di un proibizionismo deleterio, che non porta da nessuna parte. Il servizio pubblico è latitante. Tutte le Comunità sono impantanate in metodi “comportamentisti” e autoreferenziali”.

Il 20 dicembre, alle 16, alla Sala degli Archi di Rimini ci sarà una conferenza pubblica contro l’assegnazione del Sigismondo d’Oro, a cui parteciperanno i parenti delle vittime di San Patrignano, mentre il 21 dicembre, alle 18, ci sarà un presidio in Corso d’Augusto/angolo via Cavour, in concomitanza con l’assegnazione del premio.

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