17 dicembre: giornata internazionale contro la violenza sui/sulle sex workers

Si celebra ogni anno dal 2003 la giornata per la fine della violenza sui lavoratori e le lavoratrici del sesso, un giorno dedicato a combattere l’odio e lo stigma che colpisce chi lavora in un mercato che resta florido anche in tempi di crisi e che nonostante proibizioni e persecuzioni resta attivo in ogni tempo ed in ogni dove. In quest’ occasione chi è solidale a questa causa espone un ombrello rosso, simbolo della lotta per i diritti di questi lavoratori, e le organizzaizoni ed associazioni di categoria organizzano conferenze ed incontri in molte città del mondo. Noi abbiamo colto l’occasione per chiedere a Pia Covre, prostituta e cofondatrice del Comitato per i Diritti Civili delle Persone Prostitute, di aiutarci a fare un quadro della situazione italiana che tra le mille ordinanze restrittive messe in campo dai sindaci e il DDL Carfagna sembra muoversi verso un approccio sempre più punitivo e restrittivo per lavatrici e clienti. Le ordinanze comunali anticipano grosso modo l’impianto della legge Carfagn, una sperimentazione che secondo Pia Covre ne mette a nudo impietosamente i difetti, sopratutto perchè spinge le prostitute a lavorare in appartamento diventando invisibili ed irragiungibili agli interventi delle cooperative sociali e delle altre organizzazioni che lavorando su strada in questi anni hanno contribuito a fare informazione sanitaria e sopratutto a far emergere situazioni drammatiche legate alla tratta. Per affittare un appartamento poi spesso le donne devono rivolgersi ai propri sfruttatori, magari perchè non hanno il permesso di soggiorno o semplicemente il denaro per sostenere un affitto e i locatari rischiano l’accusa di favoreggiamento. Tra le altre cose, nessun risarcimento è previsto per le donne vittime di tratta, che dovrebbero ricorrere alla giustizia civile per rivalersi dal punto di vista economico sui loro sfruttatori.

“Le ordinanze dei sindaci riguardano la sicurezza ed il decoro, questo vuol dire sottointendere che le prostitute sono pericolose per l’ordine pubblico e sono persone indecorose. Una politica che aumenta lo stigma sociale di cui siamo vittime e ci rende più fragili. La criminalizzazione è criminogena” ci ha detto la Covre, riferendosi anche alle leggi sulll’immigrazione che rendono clandestine e precarie le donne migranti ( l’ 80% delle prostitute sono straniere) e le lasciano quindi  in balia degli sfruttatori. Tra le critiche delle associazioni delle prostitute al disegno di legge Carfagna c’è anche quella che riguarda il rimpatrio immediato per i minorenni stranieri coinvolti nel mercato del sesso: una norma presentata come a tutela dei minori, ma che invece rischia di riportarli nelle mani di famiglie che li hanno venduti o indotti a prostituirsi.

Ma le prostitute non si limitano a criticare, hanno anche delle proposte concrete per migliorare la propria situazione e contrastare la prosituzione coatta e la tratta. Inanzitutto lo “zoning”, l’istituzione nelle città italiane non tanto di quartieri a luci rosse, quanto di zone dove la prosituzione in strada è tollerata e controllata con l’aiuto di operatori specializzati ed in accordo con le istituzioni locali ed i comitati dei cittadini. Pia Covre ricordava anche come una norma introdotta dall’allora ministro delle finanze visco prevede il pagamento delle tasse da parte delle prostitute, tuttavia perchè questo possa avvenire c’è bisogno che le lavoratrici ed i lavoratori del sesso abbiano garantita la possibilità di lavorare e che questo sia ricojnosciuto come lavoro legittimo “vogliamo essere cittadine di serie A, con dei diritti e dei doveri” ci diceva la nostra interlocutrice nello spiegarci le proposte e le esigenze delle prostitute.

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