Libertà fondamentali sotto attacco in Iraq, nonostanti le garanzie costituzionali.

Fonte: Osservatorio Iraq

A essere negati sono i diritti dei cittadini, compreso quello alla cultura, presi nella morsa dei provvedimenti imposti dalle autorità locali, a cominciare dal Consiglio Provinciale di Baghdad.

Dopo la chiusura di circoli e locali che vendevano bevande alcoliche, fra le proteste degli intellettuali, scesi in piazza nella capitale irachena per urlare che l’Iraq non diventerà come l’Afgahnistan dei Talebani, adesso arriva la notizia secondo cui il ministero dell’Istruzione intende vietare l’insegnamento di teatro e musica all’Istituto di Belle Arti di Baghdad. Secondo le stesse informazioni, verrebbero rimosse statue e opere d’arte che si trovano all’ingresso dell’edificio.

Spiegazioni al momento non ce ne sono, ma c’è chi dice che all’origine della decisione ci siano motivazioni “religiose”.

Clima pesante a Baghdad

Il clima che si respira nella capitale irachena è indubbiamente pesante.

Di recente, il circolo dell’Unione degli scrittori iracheni, nel centro di Baghdad, è
stato chiuso dalla polizia, su ordine del Consiglio Provinciale – Consiglio che il 26 novembre ha deciso di chiudere tutti i locali notturni, rispolverando un decreto emanato da Saddam Hussein, all’epoca della cosiddetta “Campagna della Fede” seguita alla Guerra del Golfo del 1991, quando il regime ba’athista aveva deciso di giocare la carta religiosa, che vieta ai locali pubblici, compresi bar e ristoranti, di servire bevande alcoliche. Decreto – il no.82 del 1994 – che è tuttora in vigore.

Dal Consiglio Provinciale sostengono che a venire chiusi sono i locali notturni “che non sono in possesso di regolare licenza, e in risposta a proteste pubbliche”, ovvero da parte dei cittadini. Questa la giustificazione del suo presidente,  Kamal al-Zaidi, che è arrivato persino a minacciare ulteriori azioni contro gli intellettuali che stanno organizzando proteste.

Segnali premonitori

L’aria che tira a Baghdad era stata preceduta da episodi – in altre province – che non facevano prevedere nulla di buono.

Mentre le varie forze politiche erano impegnate nelle trattative per tentare di sbloccare lo stallo politico che durava dalle elezioni per il rinnovo del Parlamento dello scorso 7 marzo, e arrivare finalmente a formare un governo, a Babel, provincia che si trova a sud di Baghdad, il Consiglio Provinciale aveva deciso di vietare canzoni e spettacoli teatrali nel corso del Festival di Babilonia – evento culturale che si tiene ogni anno, rinomato in tutto il mondo.

A Bassora, nel sud, le autorità locali erano intervenute per fare annullare lo spettacolo di un circo francese, cercando di giustificare la decisione con motivi religiosi.

Si mobilitano i democratici e la società civile

Le organizzazioni democratiche e quelle della società civile non stanno a guardare: con la partecipazione attiva di intellettuali e associazioni culturali hanno dato il via a una campagna nazionale contro queste misure repressive: misure che considerano parte di una politica sistematica per sopprimere diritti e libertà democratiche in Iraq, e per porre le basi di uno Stato autoritario “religioso”. Il tutto, contro la volontà del popolo iracheno.

Scrittori e intellettuali iracheni incassano intanto la solidarietà dei loro colleghi kurdi [in arabo] – personaggi del mondo della cultura e giornalisti che hanno espresso il loro appoggio, nonché il loro stupore, commentando che “quanto sta succedendo non ce lo si aspettava nel nuovo Iraq”, riferendosi in particolare alla chiusura dei circoli sociali, dei locali notturni, e di quelli in cui si servono bevande alcoliche.

La sfida è stata raccolta anche in Gran Bretagna, con una campagna di solidarietà lanciata da un gruppo di intellettuali iracheni che vivono in quel Paese.

Obiettivo è fare pressione sul governo di Londra, sul Parlamento, e anche sugli intellettuali e le associazioni culturali e per i diritti umani attive localmente perché intervengano presso il governo e il Parlamento di Baghdad – in modo che la deriva autoritaria più generale, di cui la repressione delle libertà è parte, venga invertita.

E la Costituzione irachena – che tali libertà garantisce – venga rispettata.

articolo di Ornella Sangiovanni

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