Brescia: caccia all’uomo nero

Elhdi Seyou Gadiaga è morto il 12 dicembre nell’ospedale civile di Brescia. Da tre giorni Elhdi era trattenuto presso la caserma dei carabinieri di piazza Tebaldo Brusato, perchè era stato trovato privo del permesso di soggiorno. Dai giorni dello sciopero della gru, la provincia lombarda è teatro di una vera e propria caccia all’uomo.

Elhdi Gadiaga, trentaseienne di orgine senegalese, viveva in Italia da quindici anni, ma non aveva più il permesso di soggiorno perchè aveva perso il lavoro. Mesi fa era stato colpito da un provvedimento di espulsione per “immigrazione clandestina”, poi l’arresto, avvenuto il 10 dicembre. Dopo tre giorni Elhdi muore. Secondo i carabinieri l’uomo ha avuto un malore improvviso, ma la magistratura, affiancata dal lavoro dei legali dell’associazione Diritti per tutti, sta cercando di fare luce sulla vicenda, che riserva ancora molti lati oscuri. L’ipotesi più accreditata è quella di omissione di soccorso, dal momento che il giovane soffriva di asma cronica. “Se dall’autopsia dovesse risultare che il ragazzo è morto per asma, il fatto sarebbe gravissimo” spiega Umberto Gobbi, dell’associazione Diritti per tutti. “Perchè l’autorità che l’aveva in custodia non è stata in grado di garantirgli il diritto fondamentale alla salute? Non è ammissibile che nel 2010 a Brescia si muoia per un attacco d’asma”.

Ehldi è stato arrestato alla vigilia della manifestazione dei migranti prevista per le strade di Brescia per l’11 dicembre. Quel giorno le forze dell’ordine hanno intensificato i controlli, arrestando diversi migranti, tra cui anche Lai, giovane conosciuto fra i partecipanti alla lotta per la regolarizzazione iniziata con lo sciopero della gru. Dopo lo sciopero, a Brescia sembra iniziata una vera e propria caccia all’uomo. Solo negli ultimi tre giorni sono stati fermati due giovani migranti che sono stati tra i protagonisti della protesta sotto la gru: Noureddine, un ragazzo rappresentante della comunità marocchina del presidio per i permessi di soggiorno, e Andresh, un giovane che rappresentava invece la comunità indiana. Entrambi sono stati fermati sotto le proprie abitazioni e nel giro di poche ore trasportati nel Centro di identificazione ed espulsione di Modena, senza dare il tempo di comunicare con avvocati e amici. “Questi fermi rispondono ad una logica precisa di rappresaglia e ritorsione politica, voluta dal Ministero dell’interno. Esiste un filo nero che dal Viminale arriva direttamente alla Questura di Brescia, passando per prefettura ed amministrazione comunale” conclude Gobbi.

Il 16 dicembre, alle 17,30 in piazzetta San Faustino, l’Associazione Diritti per tutti promuove un presidio per fare luce su quello che sta accadendo nella città e per ribadire che la lotta per la regolarizzazione non si arresta. Un momento di denuncia tra le vie dello shopping pre-natalizio del centro storico di Brescia.

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