Libia: l’ennesima denuncia sui migranti arriva da Amnesty

Sono decine di migliaia i migranti che partono da diversi paesi dell’Africa e finiscono nelle carceri libiche, dove subiscono sistematici abusi. E’ il quadro che emerge dal rapporto pubblicato da Amnesty International, che nel settembre del 2010 ha intervistato i rifugiati somali e di altri paesi che si trovano nell’isola di Malta, raccogliendo le loro testimonianze. Chiunque arrivi in Libia in cerca di protezione, sottolinea il rapporto, non viene riconosciuto dal governo, che nel 1951 non firmò la convenzione ONU sullo status del rifugiato. Per questo motivo le migliaia di persone che arrivano soprattutto dal Corno d’Africa, vengono maltrattate sistematicamente, subendo, dopo l’arresto, pestaggi e violenze da parte dei guardiani delle carceri. Il direttore del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty, Malcom Smart, ha descritto così la situazione: “in Libia i cittadini stranieri, compresi i rifugiati, i richiedenti asilo e i migranti, si trovano in una condizione di particolare vulnerabilità e vivono nella costante paura di essere arrestati e detenuti per lunghi periodi di tempo, torturati e sottoposti a ulteriori violazioni”. Da Tripoli fanno sapere che i migranti “irregolari” superano i tre milioni, ma le autorità non hanno la minima intenzione di cambiare atteggiamento: “A giugno il governo libico ha ordinato all’ Acnur (l’agenzia dell’Onu per la tutela dei rifugiati) di sospendere le proprie attività nel paese” ricorda Smart, “Il minimo che le autorità libiche dovrebbero fare invece è proteggere dagli arresti, dalla violenza e dagli abusi coloro che fuggono da persecuzione e conflitti e garantire che non siano rinviati in luoghi dove potranno correre il rischio concreto di subire gravi danni e persecuzioni”.

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