Passpartù 11 : Passaggi obbligati

Le politiche per l’immigrazione europee hanno ridisegnato la mappa delle rotte percorse dai migranti e dai richiedenti asilo che tentano di raggiungere il vecchio continente. Oggi si possono incontrare algerini in Turchia o giovani afgani in Albania, eritrei in Francia alla volta della Gran Bretagna, sudanesi a Patrasso in attesa di raggiungere l’Italia.

In questa puntata di Passpartù cerchiamo di percorrere alcuni di questi nuovi cammini, lo faremo assieme a Paolo Martino, un reporter che per due mesi ha viaggiato assieme ai migranti dal Kurdistan turco all’Italia, e ci faremo poi spiegare da due attiviste cosa sta accadendo in due dei paesi europei di passaggio per molti richiedenti asilo: la Grecia e la Francia.

Paolo Martino è un reporter freelance. Dopo avere conosciuto a Roma alcuni migranti di origine afgana nei pressi della stazione Ostiense, a giugno scorso ha deciso di ripercorrere il loro viaggio. Zaino in spalla, è partito alla volta di Van, la città turca ai confini con l’Iran, per poi muoversi verso l’occidente. 4500 chilometri che lo ricondurranno, alla fine, nella capitale italiana, un cammino che Martino racconta al’interno di un blog, mussakhan.wordpress.com, un bellissimo racconto di viaggio in cui emerge come la Turchia oggi sia la nazione di passaggio per tantissimi richiedenti asilo provenienti da ogni parte del mondo. Arrivano dal Corno d’Africa, in aereo o in nave, o dall’Afganistan e dall’Iran, a piedi, e cercano tutti di raggiungere l’Europa. Il flusso migratorio è aumentato a seguito delle politiche migratorie di paesi come la Spagna e l’Italia, che attuando i respingimenti nel mar Mediterraneo hanno costretto molte persone a cambiare rotta. A fronte di questa nuova situazione,a novembre del 2010 una missione di Frontex, l’agenzia europea per il controllo delle frontiere esterne, sta monitorando il confine tra Grecia e Turchia, cercando di capire come e con quali strumenti sia possibile ridurre il passaggio di “clandestini” alla volta dell’Europa.
Mariana Papanikolau è la portavoce di Kinisi, un’associazione che lavora con i migranti che si trovano a Patrasso. L’abbiamo incontrata a Roma, nel corso di un incontro dal titolo “L’Europa fortezza o rifugio?”, promosso dal Servizio civile Internazionale e dalla onlus Laboratorio 53. E’lei a parlarci della presenza di Frontex. “Dovevano rimanere per un paio di mesi, per vedere come vanno le cose e capire come possono lavorare, ma probabilmente rimarranno di più. Cercano di capire come cooperare, lavorare insieme alle autorità greche. Legalemente, non hanno il diritto di negare l’entrata sul territorio a nessuno. Ma insieme alle autorità greche stanno tentando di trovare il modo per fermare il flusso di persone che attraversano la frontiera” ha spiegato Mariana.
Per oltre dieci anni a Patrasso c’è stato un campo, che raccoglieva tutti i profughi che si fermavano nell’attesa di raggiungere altre nazioni europee. Due anni fa il campo è stato distrutto per ordine delle autorità greche, una misura che non ha affatto arginato il fenomeno, ma ha solo contribuito a peggiorare le condizioni di vita dei migranti, che oggi vivono come animali in ricoveri di fortuna tra i boschi vicino al mare e in costruzioni abbandonate. Alcuni di loro hanno tentato più volte la fuga verso l’Italia, ma sono  stati rispediti indietro. Deportazioni avvengono anche dalla Grecia verso la Turchia. Molti profughi incontrati a Patrasso hanno raccontato a Mariana di essere stati rispediti indietro o di essere stati abbandonati alla frontiera albanese. “Non lo possiamo provare, ma sappiamo che la Grecia rinvia delle persone verso la frontiera turca e non li lascia entrare di nuovo in Grecia. C’è un’accordo tra la Grecia e la Turchia ma non è attivo, ecco perchè le autorità greche rinviano in segreto le persone verso la turchia. Non sappiamo quante siano le persone respinte, ma lo abbiamo appreso parlando con i rifugiati. così come abbiamo scoperto che alcuni sono lasciati a Scopje, alla frontiera con l’Albania, che non fa parte dell’UE: i rifiugiati sono portati alla frontiera con l’Albania e lì gli dicono di andare via, dalla frontiera albanese, molti riescono a tornare indietro e noi ce li ritroviamo in Patrasso. Queste espulsioni non sono legale. Alcune persone scompaiono per 2, 3 mesi e poi le vediamo di nuovo e ci raccontano “sono stato portato via in Albania” conclude Mariana Papanikolau.
Paesi scandinavi, Germania, Inghilterra. Sono queste le destinazioni più ambite dai richiedenti asilo. Non è infatti la Grecia o l’Italia la terra che vanno cercando. Gran parte di loro vuole raggiungere quei posti in cui sa che potrà veramente fare una vita migliore. In Francia, a Nord Pas de Calais, di fronte alla Gran Bretagna, circa 500 persone vivono in campi profughi, in attesa di raggiungere le coste inglesi, vengono dal mediooriente o dall’Africa, e tutti sperano di mettere piede in Inghilterra, come ha raccontato Lily Boillet, dell’associazione Terre d’Errance. Entrare in Inghilterra è però molto difficile. La Gran Bretagna, in accordo con la Francia, ha finanziato un potente sistema di repressione: milioni di euro per rendere l’isola una fortezza inespugnabile. In Francia, spiega Boillet, la situazione per i richiedenti asilo peggiora di giorno in giorno. Gli alloggi predisposti sono esauriti, gli aiuti finanziari sono sempre meno e arrivano sempre più in ritardo, una recente normativa sta rendendo difficile anche l’accesso alle cure mediche. L’Europa rende sempre più difficile la vita ai profughi, conclude Lily, alimentando il traffico di uomini attraverso politiche repressive. “Le politiche europee per l’immigrazione hanno avuto come conseguenza lo sviluppo di reti clandestine. I passeurs esistono grazie alle politiche dell’Unione Europea, che gioca al gioco del pompiere piromane: l’Ue dice ” è a causa dei passeurs cattivi che la gente soffre, quindi dobbiamo rendere il cammino più difficile”. Ma non è così: il passeur non esiste se non c’è repressione da parte della polizia. Se le frontiere sono aperte il passeur non serve a nulla” ha concluso l’attivista francese.

Per chi volesse conoscere Paolo Martino, autore del blog Sulle tracce di Mussa Khan, il 16 dicembre presso lo spazio pubblico autogestito di Roma Strike ci sarà una serata a cui parteciperà il reporter.

Ospiti della puntata: Paolo Martino, Mariana Papanikolau, Lily Boillet
In redazione: Andrea Cocco
Passpartù è un programma a cura di Elise Melot e Marzia Coronati

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