Profughi: nuovi morti nel Sinai

Il numero di profughi assassinati nel Sinai aumenta. Sabato 11 dicembre, informa l’agenzia Habeshia, due diaconi ortodossi, membri del gruppo di 250 eritrei fatti prigioneri dai loro trafficanti nel Sinai, sono stati uccisi dopo essere stati accusati di aver lanciato l’allarme. I profughi sono rinchiusi dentro ad un “campo di tortura”, come viene chiamato dall’ONG internazionale presente in Israele Medici per i Diritti Umani.

Per raggiungere Israele dall’Egitto e attraversare il deserto, i migranti devono mettersi nelle mani dei trafficanti, pagando migliaia di euro. Molto spesso, prima di fargli attraversare la frontiera, i trafficanti ricattano i profughi, chiedendo più soldi. E’ quel che è successo ai 250 eritrei, a cui è sono stati chiesti 8000 dollari in cambio della vita. Da anni, nella clinica di Medici per i Diritti Umani di Tel Aviv – l’unico posto sul territorio israeliano dove i rifiugiati possono ricevere cure gratuitamente – i medici vedono arrivare delle persone in fuga dal loro paese che hanno attraversato il Sinai: lì sono state vittime di torture e di violenze, senza cibo e acqua per giorni, le donne sono state spesso struprate.Ai nostri microfoni, Ran Cohen, di Medici per i Diritti Umani-Israele, ha affermato che, anche se sono informate, “le autorità egiziane non fanno nulla mentre Israele ignora questa situazione. Per lo Stato israeliano fa anche comodo che succedono queste cose”. Lo Stato di Israele fà infatti di tutto per scoraggiare i profughi che cercano di arrivare sul suo territorio: è prevista la costruzione di un muro alla frontiera con l’Egitto, così come la costruzione di un enorme carcere per stranieri, nel Neghev, dove circa 10 000 profughi potrebbero essere rinchiusi, senza limite di tempo.

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