Nigeria: il governo si liberi dal controllo della Shell

Le rivelazioni di Wikileaks sul controllo esercitato dalla Shell nei confronti del governo nigeriano continuano a creare scalpore in Nigeria. In un comunicato stampa diffuso domenica Friends of the Earth e la Environmental Right Action hanno chiesto l’apertura di un’inchiesta e l’avvio di un processo ai danni del gigante petrolifero anglo olandese. “La Shell” denunciano le associazioni ambientaliste “agisce come una psudo organizzazione politica, con lo scopo di controllare il potere e finendo per minacciare la sicurezza, la sovranità e gli interessi nazionali”. All’origine del clamore, le dichiarazioni di Ann Pickard, il vice-presidente della compagnia per l’africa sub-sahariana, contenute in un documento pubblicato da Wikileaks. “La Shell” ha dichiarato Pickard “ha uomini in tutti i ministeri più importanti, e sa tutto quello che viene fatto all’interno di questi ministeri”. La commistione di potere esercitata dagli anglo-olandesi sul governo nigeriano era stata da tempo denunciata, ma dai rapporti diffusi emergono anche importanti indiscrezioni riguardo gli intensi scambi di informazioni fra la compagnia petrolifera e gli Stati Uniti. Sarebbe stata infatti la Shella a fornire all’intelligence statunitense i nomi dei politici nigeriani che sostengono i guerriglieri responsabili dei periodici attacchi ai pozzi di petrolio nel delta del Niger. “La società” sottolinenano ERA e FOE “ha perfezionato negli anni i meccanismi di controllo e questo le ha consentito di rimanere impunita per tutte le atroci attività commesse contro l’ambiente e le popolazioni del Delta del Niger”. Negli anni sono state mosse varie accuse alla compagnia per le perdite di greggio che si sono verificate nella regione da cui viene estratta la gran parte del petrolio nigeriano, e per la violazione delle leggi sull’inquinamento atmosferico. “E’ arrivato il momento per il governo nigeriano di smarcarsi dalla Shell, rivendicare la sovranità nazionale e restaurare la dignità nel Delta del Niger”, si legge nel comunicato. “La prima cosa da fare” ha precisato Nnimo Bassey direttore presidente di ERA “è obbligare la Shell ad interrompere la pratica del gas flaring, degli sversamenti di petrolio e di tutti gli altri danni all’ambiente”.

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