Costa d’Avorio in bilico tra violenze e spiragli di trattative

Rimane estremamente tesa la situazione in Costa d’Avorio a seguito del secondo turno delle elezioni presidenziali che si è svolto il 28 novembre scorso. Dopo esser stato proclamato presidente dalla Corte Costituzionale, Laurent Gbagbo, al potere dal 2000, ha ripreso possesso dei pricipali punti nevralgici del sud del paese, ma deve fare i conti con il crescente dissenso della comunità internazionale. Giovedì anche l’Unione Africana ha sciolto le reticenze sospendendo la Costa d’Avorio fino a quando Gbagbo non riconosca la vittoria del rivale Alassane Ouattara, proclamato vincitore dalla Commissione elettrale indipendente prima dell’intervento della Corte Costituzionale. Poche ore prima erano intervenuti anche gli Stati Uniti minacciando sanzioni economiche contro il paese. Venerdì le ultime notizie parlavano di uno spiraglio di trattative aperto dallo stesso Gbagbo nei confronti di Ouattara, ma nel frattempo per le strade la tensione rimane alta. Ad Abidjan e in altre città ivoriane è stato imposto il coprifuoco, e si moltiplicano le denunce di arresti indiscriminati e reazioni violente da parte dei sostenitori di Gbagbo. “Gli oppositori e i familiari degli oppositori sono quelli presi di mira” racconta Habiba Ouattara, rifugiata politica in Italia. “Ci sono stati molti arresti e alcune persone sono state uccise. La gente si è rifugiata nelle case perché teme le incursioni dell’esercito e degli squadroni della morte”.

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