Francia: uno studio contro i falsi miti dell’immigrazione

In tema di migrazioni, la definizione di politiche sempre più restrittive è un aspetto che accomuna molti paesi industrializzati e spinge spesso a credere che, dagli Stati Uniti all’Europa, il Nord del pianeta sia sottoposto ad un autentico assedio da parte di flussi di persone sempre più consistenti provenienti da Sud. Un’immagine falsata come dimostra anche di recente un rapporto dell’Istituto francese degli studi demografici, l’Ined. Secondo lo studio, il numero di migranti nel mondo si mantiene stabile da almeno un decennio e rappresenta solo il 3% della popolazione mondiale. Un flusso che oltre ad essere stabile non è esclusivamente diretto verso i cosiddetti paesi industrializzati. Nel 2005, sottolinea l’Ined, 62 milioni di persone hanno lasciato un paese del sud per arrivare in un paese del nord, ma insieme a loro altri 61 milioni di persone si sono spostate da un paese del sud ad un altro paese del sud. Lo stesso anno, i paesi del nord si sono scambiati 53 milioni di persone. Se i numeri di migranti sono stabili nel tempo, il tipo di migrazione invece cambia: un secolo fa, sottolinea il rapporto, la grande maggioranza dei migranti intercontinentali provenivano da paesi del nord mentre oggi provengono dal sud del mondo. Tradizionale paese di immigrazione, gli Stati Uniti sono tuttora oggi il paese con il più alto numero di migranti presenti sul territorio: 43 milioni nel 2010. In proporzione però sono abbondantemente sorpassati dal Qatar, in cui l’86% della popolazione è di origine straniera. Se nei paesi del Golfo i migranti vengono a lavorare, ben diversa è la situazione in Siria e nello Ciad, paesi detti di “primo asilo”. Nel 2009, la Siria ospitava circa un milione di profughi iracheni, mentre in Ciad ci sono 350 mila persone provenienti dal vicino Sudan.

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