Costa d’Avorio: Ouattara è avanti ma il paese trema

4 giorni dopo il secondo turno delle elezione presidenziali, in Costa d’Avorio, la Commissione Elettorale Independente – CEI- ha annunciato i risultati provvisori: con il 54.1% dei voti, Alassane Ouattara viene eletto, lasciando il 45.9% dei voti al suo rivale Laurent Gbagbo, presidente del paese da 10 anni. Per il Consiglio costituzionale e i sostenitori di Laurent Gbagbo l’annuncio dei risultati sarebbe avvenuto con eccessivo ritardo ed esisterebbe un vizio di forma dato che la CEI avrebbe superato le 72 ore previste dal codice elettorale. Per il partito di Ouattara, le indicazioni del codice sono solo indicative e l’annuncio è valido. Ora, è proprio il Consiglio costituzionale a dover esaminare i ricorsi prima di dare la definitiva ufficialità al risultato. Un annuncio che, stando alle promesse dell’organo, dovrebbe giungere già nelle prossime ore. Nel frattempo nel paese la tensione sale. Qualche ore dopo l’annuncio della CEI, l’esercito ha annunciato in televisione la chiusura delle frontiere, mentre il consiglio nazionale della communicazione audiovisiva ha dichiarato la sospensione di tutte le emissioni radiofoniche e televisive straniere. Così, secondo il settimanale Jeune Afrique, già da oggi nelle principali città ivoriane, non era più possibile captare le frequenze della radio pubblica francese RFI.
Ad Abidjan la tensione è palpabile; mercoledì, una sede del partito di Ouattara è stato attacata, causando la morte di 8 persone secondo l’AFP, 4 secondo altre fonti. Ad orchestrare l’attacco, sarebbero state le stesse forze dell’ordine. Al momento, Ouattara e i suoi sostenitori, così come il presidente della CEI, sono sotto protezione dell’ONU, il cui Condiglio di sicurezza ha minaciato di “prendere le misure appropriate contro quelli che ostacolano il processo elettorale e in particolare il lavoro della CEI”. Sono 5 anni che il popolo ivoriano attende queste elezioni. Convocato per la prima volta nel 2005 il voto è stato rinviato per 6 volte a causa dell’instabilità politica del paese, diviso in due dalla guerra civile scoppiata nel 2002.

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