Scuola: I nuovi bisogni delle “seconde generazioni”

Ritardi scolastici e segregazione formativa dopo la scuola media nei rami meno prestigiosi del sistema. Questa la situazione fotografata da una recente indagine della Fondazione Agnelli sui giovani cosiddetti di “seconda generazione”. “Non si tratta più di emergenza e prima accoglienza, qui si tratta di imparare veramente ad insegnare nelle classi multietniche” commentano i ricercatori.
Dopo l’annosa questione dei tetti nelle scuole, quando il ministro Gelmini aveva proposto di introdurre una percentuale massima di alunni stranieri nelle classi, del tema dei migranti e dei figli di migranti nelle scuole non si è praticamente più discusso. Eppure ancora sono molti i nodi da sciogliere, e le statistiche parlano di un numero sempre più alto di figli di immigrati nelle scuole. Una ricerca condotta dalla Fondazione Agnelli a settembre del 2010 parte da un dato importante: anche nella scuola media e nella secondaria superiore, così come già è accaduto nelle scuole per l’infanzia e nelle due prime classi della scuola primaria, i figli di stranieri nati in Italia sono iniziati ad essere più numerosi di quelli nati nel loro paese d’origine e arrivati dopo. Un fattore, evidenzia l’indagine, che sta facendo emergere bisogni educativi diversi, se non altro perché saranno sempre di più i figli di genitori stranieri che la lingua italiana la imparano da piccolissimi e prima di entrare nella primaria, negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia.
I problemi educativi da affrontare dunque non sono quelli relativi alla lingua, ma al rendimento scolastico e alla scelta di percorsi professionalizzanti, due questioni che risultano ancora irrisolte. Se nella secondaria superiore infatti gli studenti italiani in ritardo sono il 20%, un ritardo superiore al 20% si riscontra, per gli studenti stranieri, già in terza elementare. Che poi schizza in alto, fino al 70%, nella secondaria superiore. Per citare due dati tra tutti, gli italiani in corso, lungo tutto il ciclo dell’istruzione, sono l’82,6%, gli stranieri in corso solo il 55%, mentre l’80% dei figli di stranieri che finiscono le medie scelgono un istituto professionale, piuttosto che un liceo.
“Rivedere e rendere più elastici i criteri di valutazione, imparare – perché non può più bastare “una romantica intercultura del couscous” – a insegnare in classi multietniche” concludono i due ricercatori, Stefano Molina e Rita Fornari “Quello che finora è stato considerato fisiologico – i ritardi scolastici dei ragazzi stranieri e il loro incanalamento nei settori considerati di minor valore del sistema dell’istruzione – sarà sempre meno tollerato a livello individuale e collettivo da ragazzi non immigrati ma nati qui, desiderosi di riscatto sociale, padroni fin da piccoli dell’italiano di base”.
All’accoglienza, insomma, la scuola italiana dovrà urgentemente inserire strategie lungimiranti di supporto all’ integrazione.
Top