Sinai: sei assassinii in due giorni

Uccisi a bastonate, dopo essere stati colti nel tentativo di fuggire. E’la tragica fine di tre migranti di origine eritrea da giorni prigionieri dei trafficanti nel deserto del Sinai. Secondo quanto raccontato dai prigionieri, i tre si aggiungerebbero ad altre tre persone uccise nella giornata del 29 novembre. La notizia è stata resa nota da Habeshia, associazione per i diritti umani con sede a Roma che sta avendo in questi giorni contatti telefonici con i profughi.

I tre fuggitivi facevano parte di un gruppo di ottanta persone di origine eritrea, sequestrate al confine tra l’Egitto e Israele mentre dalla Libia cercavano di raggiungere la  frontiera israeliana.  “Mentre in Libia si mercanteggia sulla pelle dei migranti, chiedendo cinque miliardi all’Europa per bloccare l’arrivo dei migranti, profughi e rifugiati, ecco in Egitto muoiono in due giorni sei persone uccise dai trafficanti, e nessun governo “Civile” si è mosso per salvarli” diffonde in un comunicato Mussie Zerai, presidente di Habeshia “Rinnoviamo il nostro appello al governo Italiano e al Parlamento Europeo: intervenite salvate la vita di questi profughi Eritrei, Etiopi, Somali e Sudanesi”.

Da quando l’Italia ha iniziato ad attuare la politica dei respingimenti, rinviando in Libia le persone che tentano via mare di raggiungere le coste italiane, i migranti che si trovano nella nazione di Gheddafi cercano nuove vie di fuga, mete diverse dove potere iniziare una vita migliore. Una delle rotte più battute è quella che dalla Libia conduce in Israele. Un percorso pericoloso, che i migranti affrontano pagando migliaia di dollari ai trafficanti di uomini; sacrificio che, peraltro, non sempre garantisce la riuscita del viaggio. Sono numerose le testimonianze raccolte da associazioni per i diritti umani israeliane di migranti che hanno visto i loro compagni di viaggio morire alla frontiera sotto i colpi d’arma da fuoco della polizia egiziana o uccisi dai trafficanti.

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