Israele: il governo progetta l’apertura di un Cie per 10 000 richiedenti asilo

Giovedì scorso, 25 novembre, il governo israeliano ha annunciato la sua volontà di costruire un “campo aperto” nel deserto del Neghev: un centro di detenzione per gli “infilatrati”, i richiedenti asilo nel linguaggio del governo, che arrivano in Israele dall’Egitto. Attualmente sono soprattuto eritrei e sudanesi ad intraprendere questo viaggio. Quando vengono intercettati dalle forze dell’ordine israeliane, vengono già portati in un campo nel Neghev, nel carcere di Kziot, e dopo qualche settimana o mese, vengono rilasciati. “Oggi ci sono 1800 persone rinchiuse, ci racconta Ran Cohen dell’organizazzione Physicians for Humans Rights -PHR-. Nel nuovo carcere il governo vuole rinchiudere circa 10 000 persone, senza stabilire alcun limite di tempo”. Contro questo progetto si sono sollevate diverse organizzazioni della società civile israeliana. “Nel Sinai i rifiugiati vengono spesso torturati e le donne subiscono violenze sessuali”, racconta Cohen. “Abbiamo raccolto centinaia di prove su quanto accade; non si possono incarcerare queste persone”. PHR ha aperto una clinica a Tel Aviv, unico luogo in tutto Israele dove i richiedenti asilo possono ricevere cure in quanto la legge israeliana non permette loro l’accesso agli ospedali pubblici. Nella clinica, i medici dell’organizazzione cercano di curare le ferite subite durante il viaggio e raccolgono testimonianze dirette di quel che succede nel Sinai. “Con la costruzione di questo carcere, conclude Ran Cohen, ci troveremo presto di fronte ad una catastrofe umanitaria”.

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