La contro finanziaria di Sbilanciamoci

La campagna Sbilanciamoci ha presentato questa mattina alla sala stampa del Senato le linee della manovra economica alternativa a quella del governo. Un pacchetto che quest’anno vale 25miliardi e 596 milioni di euro e prevede interventi per la scuola e l’università, il lavoro e le politiche sociali, la mobilità sostenibile e le energie pulite. “Di fronte a questa crisi così drammatica è necessario un cambio di rotta” sottolinea Giulio Marcon, responsabile della campagna. “Invece di tagliare la scuola, la sanità e i fondi per gli enti locali, bisognerebbe tagliare le spese militari e per le scuole private”. Nel mirino di Sbilanciamoci ci sono prima di tutto le spese per la difesa, sovradimensionate rispetto alle esigenze, ma anche l’aumento dei fondi per le scuole private e per le grandi opere. Recuperando i soldi mal spesi la contro finanziaria di Sbilanciamoci permetterebbe un rilancio delle politiche pubbliche a livello nazionale. I provvedimenti alternativi riguardano la giustizia fiscale, con una tassa patrimoniale del 5 per 1000 sui patrimoni con valore superiore ai 3 milioni di euro, l’incentivazione di impianti fotovoltaici (500 milioni di euro circa), la riduzione degli stanziamenti per le grandi opere e un programma di finanziamento per le piccole opere nel sud Italia. Inoltre, si propone di ridurre le spese militari, con un taglio di oltre 470 milioni di euro, e il ritiro delle truppe dall’Afghanistan. Per quel che riguarda l’istruzione, Sbilanciamoci prevede un finanziamento di 2 miliardi di euro per la messa in sicurezza di 3000 scuole, e in campo universitario lo stanziamento di 1 miliardo e 500 milioni di euro per il Fondo di funzionamento ordinario (FFO). Nel corso della conferenza si è anche parlato dell’Open Budget Index, un’indagine indipendente e comparativa portata avanti in 94 paesi del mondo, che analizza la trasparenza dei governi nel diffondere i documenti che riguardano i bilanci degli stati. L’Italia non fa sicuramente una bella figura: le informazioni sono disponibili ai cittadini, ma i dati sono organizzati male e di non facile lettura, senza considerare che vengono messi a disposizione troppo tardi. Per questi motivi, il nostro paese è all’ultimo posto fra i paesi europei.

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