L’Aquila: Esercizi di democrazia

Un testo elaborato e condiviso da un gran numero di cittadini. Una proposta di gestione dei territori a rischio incentrata sulla prevenzione e la ricostruzione partecipata. Una alternativa concreta ai poteri forti che lucrano sui disastri in nome dell’emergenza.

Settanta giorni di tempo per la raccolta di cinquantamila firme. E’ la scadenza per far si che la proposta di legge di iniziativa popolare consegnata in questo giorni alla Cassazione possa proseguire il suo iter legislativo. Il testo e’ stato scritto da oltre cinquanta persone e successivamente e’ stato messo a disposizione di tutti su una piattaforma Wiki, cosi’ che ogni cittadino ha potuto dare il proprio contributo modificando o implementando la proposta. Versione dopo versione, si e’ arrivati alla stesura finale: una normativa applicabile in ogni territorio a rischio, che cerca di dare risposte democratiche alla prevenzione dei disastri ambientali e sismici e all?intervento, attraverso una trasformazione della politica dell’emergenza in politica della prevenzione, ma anche con l’istituzione di un fondo di solidarieta’ nazionale per le emergenze. “Il percorso che abbiamo disegnato prende forma dalla nostra esperienza” spiega Ettore Di Cesare, del presidio di Piazza Duomo “abbiamo visto come e’ stata gestita l’emergenza a L’Aquila, scavalcando le amministrazioni locali e il dialogo con i cittadini, favorendo l’arricchimento delle cricche di affari e malaffari. Abbiamo imparato che dall’emergenza e’ necessario passare alla prevenzione, attraverso la messa in sicurezza del territorio. Noi siamo sicuri che riusciremo a raccogliere le firme necessarie, partendo dalla manifestazione nazionale prevista per il 20 novembre a L’Aquila, prima grande occasione per raccogliere le firme. Non abbiamo dubbi sul senso di solidarieta’ del paese e su quello di resonsabilita’ degli abruzzesi”.

Secondo la legge italiana, decretato uno stato d’emergenza, la Protezione civile puo’ agire decidendo quali leggi derogare, senza nessun dibattimento parlamentare. Una misura sicuramente necessaria nelle ore immediatamente successive all’emergenza reale, ma anche un’arma pericolosa se la si utilizza in maniera arbitraria, come e’ accaduto a L’Aquila, dove per piu’ di un anno si e’ agito in nome dell’emergenza. Secondo Alberto Puliafito, autore del libro “Protezione civile s.p.a.: quando la gestione dell’emergenza si fa business”, dal 2001 le ordinanze della Protezione civile sono state oltre 600, “una specie di corpus giuridico parallelo” spiega Puliafito.

Con il decreto emergenza che centralizzava tutti i poteri, a decidere ogni cosa con la Protezione civile, e’ stata costruita una nuova citta’, il famoso progetto CASE (Complessi antisisimici sostenibili ed ecocompatibili), criticato da tutti i grandi architetti, urbanisti ed esperti di ricostruzione post-terremoto, perche’ distrugge trenta anni di legislazione e di politica di difesa del territorio. Due miliardi di euro spesi per l’emergenza stravolgendo il piano regolatore, in deroga al codice degli appalti pubblici, che ha dato vita a una citta’ di quartieri satelliti che si estende per oltre 250 ettari, pari a 375 volte lo Stadio Olimpico di Roma o il San Siro di Milano.
Secondo Manuele Bonaccorsi, giornalista e autore del libro “Potere assoluto, la Protezione civile ai tempi di Bertolaso” la ricostruzione a L’Aquila e’ gestita ancora come emergenza, con un’amministrazione centralizzata, ai cui vertici spiccano personaggi nominati dal Governo e rappresentanti di poteri forti. “Dal vice-commissario Cicchetti (che ha sostituito il presidente della Regione Gianni Chiodi), ex consigliere di Propaganda Fide, all’architetto Fontana, ex-presidente dell’Anci, l’associazione nazionale costruttori edili, che oggi dirige la struttura tecnica di missione della Protezione civile” spiega Bonaccorsi “queste persone prendono le decisioni senza che i cittadini possano influire nelle scelte. La stessa cosa sta accadendo a Terzigno, dove in deroga alla legge si gettano in discarica rifiuti pericolosi, e potrebbe accadere a Vicenza e Padova, dove si vuole cavalcare l’onda dell’alluvione per costruire un’autostrada. In questo senso L’Aquila e’ stata ed e’ una questione nazionale, dove si sperimentano tecniche di governo”.

L’Aquila come Terzigno e il Veneto alluvionato. Ascolta l’intervista a Manuele Bonaccorsi, giornalista e autore del libro “Potere assoluto, la Protezione civile ai tempi di Bertolaso”, sulla politica dell’emergenza

Ascolta l’intervento di Alberto Puliafito, autore del libro “Protezione civile s.p.a.: quando la gestione dell’emergenza si fa business”

Leggi la recentissima inchiesta di M.Bonaccorsi sul rapporto tra ricostruzione e paradisi fiscali

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