Passpartù 07: case digitali

Questa settimana andiamo ad indagare sull’utilizzo che i migranti fanno dei media digitali. Dai più comuni canali di comunicazione, come le mail, ai più moderni social network. Per esplorare questo mondo, ci siamo fatti aiutare da un’esperta di media digitali, uno scrittore e due proprietari di internet point di un quaritere romano con un’altissima percentuale di residenti stranieri.

Skype, caselle mail, e poi youtube, facebook, twitter. Internet e le tecnologie digitali sono sempre più utilizzate dai migranti che vivono in Italia. Strumento per rimanere in contatto con il proprio paese di orgine, ma anche canale attraverso cui far vedere alle proprio famiglie in patria la propria nuova vita, internet ha nel giro di pochi anni ha soppiantanto i vecchi mezzi di comunicazione, insicuri, lenti e farraginosi. Lettere e cabine telefoniche sono state sostituite da mail e skype, e per i migranti più giovani o per i figli di migranti anche dai social network, importante ponte tra terra d’origine e luogo in cui si vive. Mentre un tempo le cosidette seconde generazioni insegnavano a scrivere ai propri genitori, ora gli insegnano a utilizzare il computer e a comunicare con parenti ed amici attraverso il digitale. Ma quali sono i canali più utilizzati? noi lo abbiamo chiesto a Marta Mainieri, giornalista freelance e esperta in media digitali, che da poco ha condotto una ricerca sul rapporto tra social network e migranti. “Chi ha la fortuna di avere un computer nel paese d’origine, racconta Mainieri, può facilmente comunicare, scambiarsi immagini, video, suoni e parole”. Mentre è diversa la situazione per chi non ha accesso a un pc se non tramite internet point, spesso lontani chilometri dalle proprie abitazioni, qui il digital “divide” nel vero senso della parola famiglie ed amici, ma si cerca di far fronte anche a questo ostacolo attraverso l’utilizzo di mail e youtube, dove messaggi o video rimangono “incastrati” nella rete e sono fruibili anche a diversi giorni di distanza dall’invio.

Chi partiva un tempo si teneva in contatto attraverso lunghe lettere, che arrivavano dopo settimane, a volte mesi. Conservati come reliquie, i messaggi erano l’unico modo per comunicare, per sentirisi vicini. Una realtà che sembra lontana anni luce da quella attuale, dove i media sono utilizzati dai migranti per portarsi la terra di origine nel paese di emigrazione, ma anche per portare il posto dove vivono nei loro paesi di origine.

Tiziano Bonini, autore di un recentissimo libro dal titolo “Così lontano così vicino, tattiche mediali per abitare lo spazio” tenta di definire un nuovo concetto di “sentirsi a casa”, filtrato appunto dalle nuove tecnologie digitali. Se non si può parlare di una vera e propria rivoluzione della migrazione, si può certo dire che i media aiutano a colmare le distanze, amplificano i sentimenti, alimentano il desiderio di partire ma anche la nostalgia di casa. Se da una parte i media digitali aiutano persone lontane a sentirsi più vicine, è anche vero che a volte possono contribuire a farsi scivolare il presente tra le mani, a vivere la migrazione solo come un passaggio obbligato che ha come unica meta il ritorno nel proprio paese d’origine, o l’aumento del benestare della propria famiglia in patria. Ci sono portali attraverso i quali è possibile acquistare e mandare direttamente in patria i più svariati regali, siti dove è possibile trovare l’anima gemella scovandola in database che raccolgono connazionali sparsi in tutto il mondo, infine esistono siti in cui è possible acquistare beni immobili e mobili online.

Attraverso video e foto, le famiglie possono sentirsi e guardarsi più di una volta al giorno, vedere crescere i bambini, conoscere qualcosa di più del paese meta d’emigrazione, guardarlo dall’occhio indiscreto della webcam. Negli obiettivi di gran parte dei migranti intervistati da marta Mainieri c’era sicuramente quello di comprare un computer, e molti già lo posseggono. Chi non cel’ha si serve degli internet point disponibili nelle città

Mohamed è il proprietario di un internet point a piazza vittorio, una delle zone piu multietniche di Roma. Mohamed ha all’interno del suo negozio anche delle postazioni telefoniche, ma ci racconta che sono sempre di più i computer ad essere utlizzati, anche per telefonare. Eppure molti internet point della zona sono stati chiusi. Secondo Mohamed il motivo della chiusura è la legge 74, la disposizione antiterrorismo che obbliga, tra l’altro, i clienti a consegnare un documento prima di utlizzare un computer

Ospiti della puntata:  Marta Mainieri, Tiziano Bonini e Mohamed

Passpartù è un programa curato da Marzia Coronati ed Elise Melot

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