Saharawi: massacro nel deserto dell’informazione.

Da  tre settimane circa 20 mila  saharawi si sono accampati in pieno deserto per protestare contro la politica del governo marocchino e rivendicare l’autodeterminazione e lo svolgimento del referendum deciso dalle Nazioni Unite 20 anni fa e mai celebrato. Una protesta che nasce anche dal senso di frustrazione di un popolo che si sente ignorato dalla comunità internazionale e dai media. Nei giorni scorsi l’esercito marocchino ha attaccato il campo di Gdeim Izik (a 15 km dalla capitale Layounne)  ed ha proceduto allo sgombero forzato e alla distruzione dell’insediamento. Secondo il Fronte Polisario, movimento per l’ indipendenza del popolo sahrawi, il bilancio sarebbe di 12 vittime e 700 feriti. Secondo le autorità di Rabat i morti sarebbero invece 6 di cui 4 marocchini.  Stando alla testimonianza del giornalista Ugo Massa, che pochi giorni prima dell’attacco era riuscito a sfuggire  in modo rocambolesco ai controlli marocchini e quindi ad accedere all’accampamento, a Gdeim Izik non c’erano armi ma nelle 8000 tende c’erano anche donne, vecchi e bambini, tutti impegnati a protestare in modo non violento per il propri diritti umani, civili e politici in quella che è la più clamorosa protesta dal 1975, anno in cui il Regno di Marocco ha occupato militarmente il territorio.

L’assalto è avvenuto proprio nel giorno in cui si è aperta all’ ONU  la terza sessione di negoziati fra il Marocco e il Fronte Polisario in cui i saharawi sono tornati a chiedere lo svolgimento del referendum ed un intervento di interposizione da parte della comunità internazionale. Mohammed Abdelaziz, presidente di quella Repubblica araba Saharawi Democratica, riconosciuta dall’ Unione Africana ma non dalle Nazioni Unite, intervenendo alla Conferenza dei Comitati a sostegno del popolo Sahrawi (Eucoco)conclusasi il 31 ottobre scorso a Parigi, non ha esitato a denunciare l’esistenza di importanti accordi economici che spingerebbero diversi paesi dell’ UE a rallentare gli interventi atti a porre fine al conflitto. Il presidente ha puntato il dito soprattutto verso la Francia, accusandola di essersi troppe volte allineata alle tesi del Marocco a scapito della legalità internazionale. A tal proposito il presidente saharawi ha dichiarato:“L’Unione Europea e la Francia non stanno mostrando nel conflitto tra il Marocco e il Fronte Polisario atteggiamenti di imparzialità, e gli accordi di partenariato sulla pesca tra UE e Marocco ne sono la dimostrazione”. Il 30 luglio, in occasione dell’ undicesimo anniversario della sua incoronazione, il Re marocchino Mohamed VI è tornato a sottolineare l’importanza della coesione nazionale ed ha rilanciato la sua idea di “regionalizzazione avanzata” che sarebbe la soluzione della disputa sui territori sahrawi occupati, una prospettiva di autonomia che però non soddisfa la gran parte del popolo del deserto.

Le Nazioni Unite considerano il Sahara Occidentale come la più ampia regione non-indipendente del mondo. Fin dagli anni ’60 si aspetta un referendum popolare per stabilire lo status definitivo del territorio e dal 1991 è in corso una missione ONU per vigilare la tregua tra Marocco e Saharawi e per permettere lo svolgimento del referendum, che resta osteggiato da Rabat. Il Fronte Polisario partecipa alle sedute del Palazzo di Vetro in qualità di osservatore permanente in rappresentanza del popolo Saharawi, un po’ come il seggio dell’ OLP rappresenta il popolo Palestinese. Il Sahara Occidentale è un’area ricca di fosfati e le sue acque sono tra le più pescose d’ Africa. L’accesso alle risorse del proprio territorio è la prima delle rivendicazioni dei saharawi.

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