Pompei: Un affare di marketing

La perdita della Schola Armaturarum di Pompei si inserisce in una serie di catastrofi che colpiscono il patrimonio culturale italiano. “Sono stati tagliati fondi per restauri e interventi,  l’unica preoccupazione è stata quella di rendere appetibile il sito ai turisti con il minimo degli investimenti” spiega un articolo del mensile napoletano Monitor.

All’emergenza Pompei, definita intollerabile dal nostro governo già nel 2008, si è risposto nominando un commissario straordinario, che in due anni, racconta Monitor, ha risolto il problema irrisorio del randagismo e aperto un pessimo punto ristoro per i turisti. In questi due anni sono rimaste inascoltate le critiche di ispettori e sopraintendenti, che denunciavano l’illeggitimità dell’intervento della Protezione Civile. I motivi del disastro li ha individuati Salvatore Settis, archeologo e storico dell’arte di fama internazionale: tagli economici indiscriminati (il decreto legge 112 del luglio 2008 ha previsto un taglio ai Beni culturali per oltre un miliardo e duecento milioni di euro nel triennio), a cui non potevano che seguire disfunzioni e problemi d’ogni sorta; delegittimazione dei soprintendenti e funzionari ministeriali.

“Se non ci impegniamo a non indignarci più in modo retorico e momentaneo per la distruzione della nostra memoria e se continuiamo a considerare i beni artistici e archeologici solo una questione di marketing, meglio seguire i consigli di Bondi: «Preparatevi ad altri crolli». Non solo materiali però” conclude Monitor.

Top