Costa d’Avorio elezioni da record

Nessuno dei 14 candidati alle elezioni presidenziali in Costa d’Avorio ha ottenuto la maggioranza assoluta e si dovrà perciò ricorrere al ballottaggio. A sfidarsi il 28 novembre saranno due volti noti dell’intricata politica ivoriana: Laurent Gbagbo, al potere dal 2000 e Alassane Dramane Ouattara, ex primo ministro ed  oppositore a cui in passato era stata negata la candidatura. Il voto di domenica ha già raggiunto un risultato notevole. Con l’80 per cento degli aventi diritto che si sono recati alle urne, le elezioni ivoriane hanno stabilito un record di partecipazione non solo del paese ma di tutto il continente. Le elezioni sono del resto un risultato storico di per se, per un paese lacerato dal 2002 dalle tensioni tra nord e sud e diviso letteralmente in 2 per oltre 5 anni. Annunciato già nel 2005, il voto è stato rimandato per sei volte prima di potersi effettivamente svolgere. Nonostante le tensioni della vigilia, ad Abidjan come nel resto del paese non si sono verificate violenze. Ci sono stati ripetuti avvisi alla calma e molte persone hanno preferito rimanere in casa dopo essere stati alle urne. “Il Plateau, il quartiere degli affari ad Abidjan, era vuoto” racconta Veronique Virgilio di Misna “molti mercati sono rimasti chiusi, ma in realtà a parte le voci che hanno iniziato a circolare per i ritardi nella comunicazione dei risultati la situazione è rimasta calma”. “Anche a Bouaké, capoluogo dell’ex ribellione del Nord, si è registrato un grande entusiasmo e la partecipazione è stata massiccia”. La grande incognita rimane l’accettazione del risultato finale da parte dei pretendenti e questo in parte dipenderà anche dai toni della campagna elettorale in vista del ballottaggio. In ballo c’è l’effettiva riunificazione del paese e il rilancio di un’economia che era considerata una delle più promettenti dell’Africa occidentale. “Le sorti del paese dipendono sì dalle elezioni” sottolinea la giornalista di Misna “ma ci sono anche tutte le altre clausole previste dall’accordo di pace di Ouagadougou del 2007: il disarmo degli eserciti non regolari, la creazione di un esercito misto, la ricostruzione dell’apparato amministrativo e la riunificazione fiscale. Bisognerà capire in che modo il futuro presidente continuerà ad applicare tutte queste cose.
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