Il treno nucleare che attraversa l’Europa

Il 5 novembre un convoglio molto speciale attraverserà il nord della Francia, passando sotto Parigi, percorrendo la frontiera con il Belgio e arrivando poi in Germania sua destinazione finale. Si tratta di un treno di rifiuti radioattivi che riporterà in Germania gli scarti delle centrali tedesche ritrattati a La Hague, in Francia, dalla società Areva. Un carico estremamente pericoloso come avverte l’associazione Sortir du Nucleaire che denuncia come in caso di incidente la radioattività sprigionata potrebbe essere pari al doppio di quella prodotta dal disastro di Chernobyl nel 1986. Secondo l’inventario ufficiale la radioattività del convoglio è pari a 3917.4 péta becquerels (Pbq), contro i 1900 péta Pbq stimati a seguito del disastro nell’ex URSS. L’ipotesi di incidente non è così lontana dalla realtà
visto che già nel 1996 i vagoni di un analogo convoglio si rovesciarono sul fianco a Pére le Pec lungo il confine franco tedesco. Ma le preoccupazioni non terminano con il viaggio. Composto da 11 vagoni, il treno nucleare dovrebbe arrivare in Germania il 6 novembre con destinazione Gorleben, località che ospita un’ex miniera di sale oggi convertita a deposito temporaneo per le score. “Un sito assolutamente inadatto” spiega Nadine Schneider di Sortir du nucleaire, che ricorda come in un’altra ex miniera di sale in Germania si siano già verificate preoccupanti infiltrazioni di acqua con un conseguente aumento delle fughe radioattive. “L’acqua circola dapertutto nel deposito” racconta la Schneider ” e le autortià tedesche non sanno come fare per affrontare il problema”. I costi crescenti per lo smaltimento delle scorie e le eventualità di incidenti non sembrano però preoccupare più di tanto società come l’Areva, autentico leader mondiale nella progettazione e gestione di reattori. La legge francese prevede che i costi di eventuali danni non saranno pagati se non in parte
dalla società e lo stesso accade con i costi per lo smantellamento delle centrali, una volta terminato il loro ciclo di vita, e con la gestione del problema scorie, ancora oggi senza soluzione. “Continuano a ripeterci che il nucleare conviene” chiude la rappresentante di Sortir “senza però considerare i costi reali che il nucleare produce sulla società, e per centinaia di migliaia di anni”.
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