Catania: sequestri e deportazioni

Bloccati in mare, trattenuti in un centro sportivo e deportati.  E’ la storia di un gruppo di migranti fermate a largo di Catania e dopo due giorni spedite in Egitto.
E’ l’alba del 26 ottobre. Un peschereccio viene intercettato al largo di Riposto, poco distante dal porto di Catania. A mezzogiorno il barcone arriva al porto, trainato da una vedetta della Guardia di Finanza. Le forze della polizia recintano il molo con blindati e transenne, allontanano curiosi e giornalisti e trasportano i 128 migranti che si trovavano a bordo del barcone in un campo sportivo al Palanitta, alla periferia della città.
La Rete antirazzista catanese, che pesidiava il molo, viene caricata e sgomberata due volte in dodici ore. L’Alto Commisariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati e Save The Children tentano di entrare al Palanitta, ma gli viene impedito l’accesso. Ci prova anche l’Arci chiedendo di fare entrare i propri legali affinchè possano informare i migranti sulla possibilità di richiedere la protezione internazionale. Anche qui, un buco nell’acqua. L’accesso è stato prima negato dalla prefettura di Catania per incompatibilità con le indagini condotte dalla polizia giudiziaria su incarico della Procura. Successivamente, nella mattina del 27, il pm Agata Consoli, incaricata delle indagini, firma un nulla osta all’accesso dei legali presso la struttura; nonostante il nulla osta però la Prefettura di Catania non consente l’accesso.

Il 27 ottobre la decisione del Ministero dell’interno: per 19 persone c’è l’arresto, per 68 il volo verso l’Egitto.  I 44 minori saranno accolti, anche se con una notte di trattenimento, contrariamente a quanto prevede la normativa per la tutela di minori.  “Siamo di fronte a un ennesimo respingimento collettivo, portato avanti nella totale illegalità in violazione delle leggi italiane e dei trattati internazionali. I migranti avrebbero avuto diritto alla tutela legale, per capire se potevano procedere alla richiesta di asilo politico, ma nessuno è potuto entrare in contatto con i migranti” ha detto Alfonso Di Stefano, della Rete Antirazzista di Catania, “il respingimento è una volontà politica del Minsitero degli Interni che viola le leggi e i diritti legali dei migranti”.

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