Serbia più vicina all’UE.

Approda alla Commissione Europea la domanda di adesione presentata dalla Serbia. Dopo mesi di stallo il via libera giunto all’unanimità da parte dei ministri degli esteri dei 27 paesi membri.
La Serbia riscuote quindi il credito internazionale acquisito grazie al passo indietro compiuto in settembre nei confronti del Kosovo e della sua indipendenza, ripensamento significativo rispetto all’iniziale ricorso inoltrato alla Corte Internazionale dell’Onu. In particolare, il via libera degli stati membri a che la domanda segua il suo iter, costituisce un riconoscimento al premier Tadic e alla sua oculatezza e ragionevolezza, in un paese che non smette di destare preoccupazioni nell’Unione a causa delle sempre presenti recrudescenze nazionaliste e di estrema destra. Gli ultimi, eclatanti episodi, le violenze in occasione del Gay Pride e i fatti di Genova, risalgono solo a poche settimane fa e non restituiscono certo un’immagine positiva della Serbia.

In ogni caso la Serbia potrebbe divenire membro effettivo dell’Unione tra otto anni, ma successivi passaggi del processo di integrazione saranno subordinati alla collaborazione di Belgrado con il Tribunale Penale Internazionale, e in particolare alla consegna di Mladic e Hadzic, ancora ricercati per crimini di guerra. Decisamente rigida in questo senso la posizione dell’Olanda, che, per bocca del neo ministro degli esteri di centro-destra Uri Rosenthal, precisa l’imprescindibilità della collaborazione serba con il tribunale per qualsiasi ulteriore passo di avvicinamento all’Unione Europea. Salta agli occhi che la posizione olandese, mal digerita dall’Italia, ferma sostenitrice dell’ingresso della Serbia, sia in qualche modo relazionata con la dinamica dei fatti di Srebrenica del 1995, quando più di 8000 bosniaci-musulmani vennero uccisi, in quello che è stato definito il maggior massacro in Europa dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. In quell’occasione, infatti, furono proprio i caschi blu olandesi a lasciare il passo alle truppe comandate da Mladic, permettendo loro, in sostanza, di compiere il massacro.

Oltre alla cattura dei due criminali di guerra, molti sono i passaggi da effettuare per un effettivo ingresso della Serbia nella Comunità Europea, tra cui, fondamentale, la ripresa nei tempi più rapidi possibili, del dialogo con il Kosovo.

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