Passpartù 04: il ricatto della salute

Oggi andiamo negli ospedali e nei consultori per cercare di capire che rapporto hanno i migranti, e le donne in particolare, con il servizio sanitario italiano. Con l’aumento dei flussi migratori verso il nostro paese, le politiche sanitarie hanno dovuto confrontarsi con questo fenomeno, stabilendo come offrire assistenza agli stranieri, regolari e non.
“Le misure sanitarie per i migranti che siano ben gestite, inclusa la salute pubblica, promuovono il benessere di tutti e possono facilitare l’integrazione e la partecipazione dei migranti all’interno dei Paesi ospitanti promuovendo l’inclusione e la comprensione, contribuendo alla coesione, aumentando lo sviluppo”. Lo si legge in un passo della dichiarazione di Bratislava, a conclusione dell’ottava Conferenza dei Ministri Europei della Salute del 2007. Ma come mette in pratica questo principio il nostro paese? L’Italia negli anni, ha saputo costruire percorsi di diritto, a partire dal 1995, quando il Ministro della Sanita’ Elio Guzzanti per la prima volta sdogana il diritto all’assistenza sanitaria per gli immigrati irregolari e clandestini, dando il via ad una ridefinizione normativa portata a compimento dai ministri Bindi e Veronesi. Ci ha prodotto delle norme sanitarie altamente inclusive: diritto/dovere di iscrizione al servizio sanitario per la quasi totalità degli stranieri regolarmente presenti, diritto alle cure urgenti ed essenziali ed alla medicina preventiva per coloro che sono presenti irregolarmente. Attualmente pero’ gli stranieri presenti nel nostro paese hanno crescenti difficoltà nell’accedere ai servizi sanitari. Le iniziative proposte nel 2009 per essere inserite nel cosiddetto pacchetto sicurezza – quali l?abrogazione del divieto di segnalazione dell’irregolare da parte dei medici, l’obbligatoriatà di esibire documenti di soggiorno per accedere ai servizi sanitari, o diversificare la partecipazione alla spesa da parte degli immigrati irregolari – anche se non approvate, hanno provocato una diffusa riduzione della possibilità di cura per questa popolazione che per paura accede sempre meno agli ospedali ed agli ambulatori. Inoltre le offerte di tutela alla salute per lo straniero si differenziano da regione a regione. Pur essendo la politica sull’immigrazione dettata a livello nazionale, i percorsi di inserimento, di integrazione e di promozione in ambito sanitario, sono implementati e realizzati localmente. Da un recente studio della Caritas emerge un quadro disomogeneo, che vede un’ Italia in genere abbastanza attenta al tema della tutela sanitaria degli immigrati, ma con un ritardo nel sud, con l’eccezione della Puglia che negli ultimi anni ha saputo disegnare specifiche politiche di eccellenza, ed incertezze in alcune regioni del nord che potenzialmente potrebbero pianificare interventi molto avanzati, ma sono frenate, probabilmente, da approcci poco tecnici e molto ideologici.
I professionisti della salute sono unanimi: adattare il servizio sanitario alla popolazione migrante permette di migliorare il servizio e permette a tutti di approfitarne. In Italia, delle esperienze innovative hanno approfittato alcune aziende sanitarie all’avan-guardia dell’accoglienza, della cura e della prevenzione, ma queste esperienze non sono generalizzate e ci sono molte differenze tra una regione e l’altra. Eppure da più di tren’anni che esiste la medicina?dell’immigrazione in Italia, una disciplina nata nel 1978, quando Karol Jozef Wojtyla divento’ Giovanni Paolo 2. La storia della chiesa cattolica intreccia spesso con quella dell’Italia. C”è stato quindi bisogno dell’elezione di un Papa straniero per fare si che i migranti di allora, polacchi come il papa o provenienti dalla Somalia in guerra, fossero presi in considerazione. Le loro condizioni di vità erano spesso difficili e la loro salute ne risentiva. La medicina delle migrazioni in concreto si sostanzia in una buona accoglienza all’ interno dei servizi sanitari. Morrone insiste sulle conseguenze economiche positive per il sistema sanitario che possono nascere dall’accoglienza. Ad esempio, se il paziente e il medico riusciranno a capirsi meglio, non saranno prescritte analisi inutili. Oltre al risparmio economico, il paziente non dovrà sottoporsi ad analisi a volte faticose.
Le donne hanno esigenze particolari, vincolate soprattutto alla maternità e alla ginecologia. Ed è proprio per riflettere sui bisogni delle donne e per trovare modi di migliorare la loro accoglienza che all’ospedale San Camillo Forlanini di Roma è stato creato il Forum sulla Salute delle Donne italiane e migranti. Un organo composto di donne italiane e straniere. Abbiamo raggiunto per telefono Maura Cossutta, responsabile e coordinatrice del forum. Ci ha spiegato l’importanza di prendere in considerazione il genere per migliorare il servizio sanitario. Un approccio di genere dovrebbe cosi’ permettere di migliorare la salute delle donne. Come ci raccontava Maura Cossutta, i problemi cardiologici sono in generale considerati pevalentemente maschili, quando alla fine sono le donne ad esserne più  vittime, soprattutto per mancanza di prevenzione. Il forum esiste da poco più di un’anno, e tra le sue priorità, c’era quella di agire contro la violenza di cui sono vittime le donne. Cosi’ è nato lo sportello contro la violenza di genere, aperto 24 ore su 24 al pronto soccorso del San camillo di Roma. Un’esperienza positiva che esiste solamente in altri 2 ospedali del territorio italiano: al Mangiagalli di Milano e al sant’anna di Torino. Fare uscire le donne migranti vittime di maltrattamenti dall’invisibilità nella quale sono rilegate è uno degli obiettivi dello sportello.
E’ da anni che all’ospedale romano San Camillo si mettono in atto servizi rivolti a migliorare l’accoglienza dei migranti e cosi’ come vengono assunti pediatri, chirurghi e infermieri, l’ospedale assume mediatori culturali. Abbiamo sentito una di loro, Sandrine Siayadjo, una donna camerunese che da 15 anni fanda ponte tra pazienti migranti e personale medico. Ci spiega che il mediatore non è solo un traduttore, ma accompagna i pazienti e il personale medico, aiuta i pazienti stranieri nelle procedure amministrative che possono sembrare poco chiare a chi è abituato ad un sistema sanitario strutturato diversamente e informa sui diritti e le procedure esistenti. Svolge infine un ruolo importante informando sulla prevenzione alle malattie. Un’attività a 360 gradi, quindi, quella del mediatore culturale in contesto sanitario, la cui importanza è sottolineata dagli agenti sanitari che lavorono insieme a loro e dagli studiosi che si interessano alla salute dei migranti. L’esperienza svolta al San Gallicano è stata mirata con molto interesse da altre realtà e impiantata altrove.
La questione dei soldi è cruciale, per garantire a tutti una buona accoglienza nelle strutture sanitarie, bisogna investire. Un investimento intelligente, giacchè come abbiamo visto prima, alla lunga permette di spendere meno. Un’esperienza che andrebbe quindi ampliata all’insieme del territorio nazionale, in tutte le strutture sanitarie, dagli ospedali ai consultori.La tendenza pero’ non è quella. Nei consultori della regione Lazio ad esempio oggi esiste un servizio di mediazione culturale, ma potrebbe scomparire con i tagli finanziari e con l’applicazione della legge regionale proposta da Olimpia Tarzia sui consultori familiari. Una legge che, se venisse approvata, affiderebbe la gestione dei consultori laziali ad associazioni di stampo cattolico, la cui etica è quella della difesa della vita fin dal suo concepimento, e introdurrebbe figure ben diverse da quelle di cui stavamo parlando finora, come l’esperto in bioetica, l’esperto?in antropologia della famiglia o ancora l’esperto in metodi naturali di contraccezione. Francesca Koch, della casa internazionale delle donne, ci ha parlato dei tagli che già gravano sui consultori e delle conseguenze che potrebbe avere la legge Tarzia.
Ospiti della puntata :
Aldo Morrone del INMP
Sandrine Siayadjo, mediatrice culturale INMP
Passpartù è curato da Marzia Coronati e Elise Melot
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