Turchia: processo farsa per 151 curdi

Sono in maggioranza avvocati, attivisti per i diritti umani ed amministratori e esponenti del DTP, il partito curdo disciolto dalla Corte Costituzionale turca nel dicembre 2009, gli imputati del processo di massa iniziato il 18 ottobre e che nelle intenzioni della corte dovrebbe concludersi il 12 novembre. I curdi sotto processo sono stati arrestati durante l’ondata repressiva che ha seguito la vittoria nel sud est turco delle elezioni amministrative del marzo 2009 del DTP, si tratta del primo gruppo delle circa 1700 persone che si trovano in carcere da 18 mesi senza che sia stata garantita loro una adeguata assistenza legale. Le accuse vanno dall’attentato all’ identità turca dello stato fino alla connivenza o complicità con il PKK, il partito dei lavoratori curdi considerato come organizzazione terroristica da Ankara ed oggetto in questi mesi di vari attacchi da parte dei militari turchi anche nelle regioni curdo iraqene. “Il procedimento non risponde agli standard internazionali del giusto processo, a partire dai tempi previsti: solo la lettura delle 900 pagine dei capi di imputazione ci porteranno fino al 12 novembre, poi dovrebbero esserci le dichiarazioni degli oltre 250 avvocati difensori e dei 151 imputati” ha dichiarato ai nostri microfoni l’ avvocato Federica Sorge che ha fatto della delegazione italiana che si è unita agli osservatori internazionali presenti durante le prime sedute del procedimento. In aula oltre alla polizia penitenziaria erano presenti anche le forze speciali antiterrorismo, l’accesso all’aula agli osservatori ed ai famigliari è consentito solo previa perquisizione e agli imputati è stato proibito di esprimersi in lingua curda. Il fascicolo dettagliato contenente le accuse è di ben 7500 pagine ed è stato consegnato agli imputati ed agli avvocati solo 2 mesi prima del processo, le prove a carico si basano soprattuto su testimonianze “segrete”, dati raccolti via internet ed intercettazioni telefoniche di dubbia legalità. Quello che si sta svolgendo presso il tribunale di Diyarbakir ha il sapore del processo politico, piuttosto che del procedimento legale e sembra lontano dal rispettare gli standard minimi imposti dalla Corte Europea per i Diritti dell’ Uomo cui la Turchia ha aderito, nel frattempo si susseguono le proteste degli attivisti curdi ed internazionali oltre a quelle dei membri del BDP, il partito curdo nato sulle ceneri del DTP, che più volte hanno manifestato di fronte al municipio di Diyarbakir e davanti al tribunale.

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