Carceri: presentato oggi il rapporto di Antigone

Il documento presentato oggi a Roma dall’Associazione Antigone fotografa una situazione drammatica ma conosciuta perchè denunciata ormai da tutti i livelli della società civile, organizzazioni dei diritti umani, sindacati di categoria. I detenuti in Italia hanno superato quota 68000 contro gli appena 44.000 posti disponibili. Un sovraffollamento che, giorno dopo giorno, produce situazioni inaccettabili di degrado rendendo insostenibili le condizioni di detenzione e finendo per incidere sugli atti di autolesionismo e sui tentativi di suicidio, entrambi in aumento in quest’ultimo anno. Chi sono, in Italia, le persone private della libertà personale? I numeri di Antigone parlano chiaro: la popolazione carceraria è sempre più composta da persone accusate di reati minori, come lo spaccio o consumo di droga o la violazione delle nuove leggi sull’immigrazione, mentre sono arrivati a 15000 le persone in custodia cautelare che attendono dietro le sbarre anche solo il primo grado di giudizio (più di noi solo Bulgaria e Cipro). Come sottolinea Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, il collasso delle strutture carcerarie è il frutto di politiche e leggi portate avanti in nome del consenso elettorale: “bisognerebbe avere il coraggio di affrontare questi temi con senso pratico e non con il condizionamento ideologico”. Il contrario di quanto fatto con l’approvazione della legge Fini-Giovanardi che ha portato l’Italia ad avere il doppio di carcerazioni per droga rispetto alla media europea, con il pacchetto sicurezza che ha introdotto il reato di immigrazione clandestina o con le nuove disposizioni sulla recidiva.

In questa situazione drammatica oltretutto, fa discutere il modo in cui vengono gestite le politiche di reinserimento dei detenuti. Il rapporto analizza l’uso del denaro della Cassa delle Ammende (fondo le cui risorse derivano direttamente dalle ammende pagate dai condannati e da sempre destinato a finanziare progetti di reinserimento) e rileva come, sui circa 17 milioni di euro erogati nel biennio 2009/2010, la metà sia stata dirottata in Sicilia: 4,8 milioni sono andati all’Agenzia nazionale reinserimento al lavoro (Anrel), promossa dalla Fondazione Monsignor F. di Vincenzo di Enna e gestita dal Movimento del Rinnovamento nello Spirito Santo (soggetto praticamente sconosciuto in ambito penitenziario che, ad oggi, ha al proprio attivo l’inserimento di soli 12 detenuti); 3,8 milioni al progetto Luce e libertà, proposto dalla USL 5 di Messina per sostenere un percorso di formazione ed inserimento a favore di soli 56 internati in Ospedale Psichiatrico Giudiziario.

Un’allocazione delle risorse quantomeno bizzarra…

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