Babush 3: l’identità del dito

Dalle banche alle aziende e dagli ospedali alle frontiere, per finire poi in qualche anonimo database, le nostre identità sono sotto la lente di ingrandimento di tecnologie sempre più all’avanguardia. In questa puntata seguiamo le tracce della biometria, la scienza che studia e codifica le caracteristiche fisiche del nostro corpo o i tratti comportamentali, a scopi identificativi. L’apertura di una porta attraverso la lettura dell’iride o il riconoscimento della voce , l’autentificazione della struttura venosa del palmo della mano ma anche l’identificazione attraverso una telecamera che legge il modo in cui si cammina o un computer che riconosce chi sta digitando le lettere sulla tasteria. La Biometria è oramai in grado di leggere e codificare una grande quantità di informazioni contenute nel corpo degli individui e utilizzabili per autenticare o accertare le identità. A lungo relegate nell’immaginario dei film di fantascienza o ad applicazioni esclusivamente militari queste tecniche hanno visto un forte sviluppo soprattutto a seguito degli attentati dell’11 settembre e sono oggi diventate una realtà per un uso anche commerciale. In Australia si usano per entrare in discoteca, in Francia per le mense scolastiche, in Giappone per prelevare i soldi al bancomat, in Italia sono state sperimentate nelle banche e nei resort turistici. Ma i dati che vengono letti dal nostro corpo possono dare anche altre informazioni su di noi? e una volta catturate queste informazioni dove vanno a finire? Siamo tutti uguali di fronte ad un impronta digitale? Noi abbiamo aperto i nostri microfoni agli scienziati e alle aziende che sviluppano queste tecnologie. Sentendo anche chi ne mette in dubbio la stessa finalità.
Ospiti della puntata :
Emilio Mordini coordinatore del progetto europeo ETIB
Andrea Bazzani dell’azienda Biometric solutions
Patrizio Campisi, docente di “Sistemi Biometrici” all’università Roma Tre
Gérard Dubey, sociologo dell’università Parigi 1
Il Choas Computer Club
Sylvie Copyans, dell’associazione Salam
Mario Savastano, ricercatore al CNR
In redazione: Andrea Cocco, Khaldoun, Marzia Coronati, Elise Melot

One Comment;

  1. Garage said:

    Cara redazione di amisnet,

    Come sempre, anche questa domenica vi ascoltavo dal mio posto di lavoro. Pigramente seduto su una sedia sfigatissima che dà il mal di schiena (sarebbe una sedia normale da impiegato normale, tipo con le rotelle sotto e la levetta per tirarsi su e giù, ma il compagno di lavoro della notte pesa biometricamente 120 kili e nessuna sedia resiste alla sua massa micidiale). E mentre si alternavano alla voce i vari specialisti della Biometria mi guardavo intorno. E rifletto che in effetti, invece di timbrare il cartellino, quando arrivo quaggiù mi tocca depositare l’impronta digitale dentro una scatoletta, con una lucetta rossa lampeggiante. I capi hanno voluto così, pare, perchè prima, tra di noi, c’era chi si passava il tesserino magnetico e si faceva timbrare dal collega del turno prima. Così ognuno faceva un pò come gli pareva coi turni. Inizio a pensare al fatto che non avrei proprio dovuto accettare a ‘sta storia dell’impronta. Ma però quando cercavo lavoro, e per non fare il rompipalle da subito, ero disposto ad abbassarmi moralmente anche a questo. Poi non ricordo chi degli studiosi, forse il francese, diceva di indagini sull’andatura personale ricavata dalle riprese delle telecamere, “cioè” penso “io quassotto sto circondato dalle telecamere, lassù sanno perfino come mi scaccolo, o come mi gratto il c—“. Pardòn, non è carino, però la sedia è scomoda, uno s’annoia, e, non vai mica in bagno tutte le volte solo per quello. Sennò : Ma quando affitti ? Comunque pure lì ho sbagliato cioè, non avrei dovuto firmare quel foglio per farmi riprendere dalle telecamere. Però, almeno nel mio caso, insomma, quando ti pigliano per fame e non si trova lavoro : uno si genuflette no? Vabbè, ora vi saluto. Un collega di lavoro che se ne intende m’ha detto che un’altro metodo per togliersi gli occhi di dosso è puntare con un laserino (forse va bene pure quello comprato dal cinese) il diaframma della telecamera. Questo dovrebbe bastare a bruciarne i sensori. Arrivederci

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