Nucleare: nel Lazio mosse e contromosse

Il 19 ed il 20 ottobre sono stati due giorni di segno opposto per il nucleare nel Lazio:  prima l’approvazione in commissione affari comunitari e costituzionali della proposta di legge regionale che vorrebbe bloccare la ripresa delle attività nucleari, poi la riaccensione dopo 23 anni di quasi inattività dei due principali reattori per la ricerca e la sperimentazione nel centro E.N.E.A. di Montalto di Casto, a 60 km da Roma. La proposta di legge è firmata dal capogruppo dei Verdi nel consiglio regionale del Lazio Angelo Bonelli e vorrebbe precludere il territorio regionale all’ istallazione o riattivazione di centrali nucleari ed allo stoccaggio di combustibili o scorie atomiche. Dopo il referendum dell’ 87 che pose fine all’ avventura nucleare italiana i reattori Triga e Tapiro, fiori all’occhiello della nostra ricerca sull’ atomo, sono stati utilizzati solo per la medicina nucleare o altre applicazioni minori, ora serviranno per adattare i reattori delle centrali nucleari di terza generazione, gli EPR, alla realtà italiana. La riattivazione dei reattori sperimentali nel giorno del cinquantenario del Centro Ricerche Enea di Casaccia desta preoccupazione tra gli ambientalisti e chi non vuole centrali nucleari nel Lazio:  “E’ incredibile che si faccia questo all’Enea, l’ente che doveva condurre la ricerca sulle energie alternative. Si riattivano vecchi reattori, ma l’Enea non dice che 63 chilogrammi di plutonio e 6.300 chilogrammi di scorie radioattive si trovano nei capannoni della Casaccia senza alcuna precauzione” ha dichiarato all’ ANSA Angelo Bonelli durante il presidio davanti il Centro Ricerche tenutosi il 20 ottobre.

Proprio l’area di Montalto di Castro è tra i siti su cui si vocifera potrebbe sorgere un impianto, mentre a Borgo Sabotino (LT) nell’ ex centrale atomica è iniziata lo scorso anno la costruzione di un deposito di transito, che entrerà in servizio nel 2011, all’interno del quale saranno stoccati i rifiuti radioattivi già presenti nella centrale e quelli che saranno prodotti dal suo smantellamento e decontaminazione. Il deposito, secondo la Sogin,  per le sue dimensioni non potrà, né ora né in futuro, accogliere rifiuti radioattivi provenienti da altri impianti nucleari, tuttavia c’è chi avanza dei dubbi riguardo alla sua effettiva sicurezza.

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