E dall’Italia, un premio al regime tunisino

C’è solo uno straniero tra i vincitori del Premio Guido Dorso, che ogni anno attribuisce un riconoscimento alle personalità che hanno contribuito alle “esigenze di sviluppo e di progresso del Sud”. Si tratta di Mohamed Sakhr Materi, insignito dell’onorificenza dell’associazione Guido Dorso per il lavoro svolto dalla casa editrice di cui è proprietario, la “Dar Assabah” di Tunisi, ma meglio conosciuto negli ambienti tunisini per essere un ambizioso uomo d’affari oltre che il genero del presidente Ben Alì. Amministratore della holding “Princesse El Materi”, il rampollo di Ben Alì è alla testa di un autentico impero con interessi che spaziano dall’automobile al turismo e dall’agricoltura ai media. Negli ultimi anni la sua popolarità negli ambienti del potere tunisino è cresciuta molto e dopo essersi aperto la strada del Parlamento dove è stato eletto nel 2009, Sakhr Materi si è recentemente proposto come uno dei possibili successori dello stesso Ben Alì. Consegnato nella residenza ufficiale del presidente del Senato, Palazzo Giustiniani a Roma, il premio ha il sapore di un’autentica beffa; una sorta di riconoscimento al regime tunisino nel suo insieme, uno dei più autoritari del Mediterraneo, ma anche un ottimo esempio di come gli affari si possano ben miscelare con la brutale repressione di ogni forma di opposizione e di critica al potere. Nell’ottobre del 2009 Ben Alì è stato eletto presidente della repubblica per la quinta volta consecutiva e da allora ha scatenato una campagna repressiva ancor più dura che in passato contro giornalisti, difensori dei diritti umani e magistrati che osano contestare i metodi da regime di polizia. Nonostante le leggi sempre più autoritarie approvate dal parlamento e le ripetute violazioni dei diritti umani ad opera di forze di polizia e servizi segreti, l’Unione europea sta attualmente negoziando per il riconoscimento della Tunisia come partner privilegiato di Bruxelles, status che consentirebbe l’abbattimento delle barriere doganali e la priorità negli investimenti. Non è un caso se proprio paesi come l’Italia e la Francia, che hanno forti interessi economici nell’area, abbiano da tempo deciso di chiudere gli occhi di fronte alle derive sempre più scivolose del regime di Ben Alì. Oltre al premio, che come ogni anno è costituito da una statua in bronzo, Mohamed Sakhr Materi porterà probabilmente a casa un bottino ben più prezioso: la dimostrazione che se durante i negoziati con l’Ue ci sarà qualcuno intenzionato a sollevare dei dubbi per le violazioni dei diritti umani non saranno certo gli italiani.

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