Finanza vaticana tra promesse di trasparenza, indagini per riciclaggio e conti cifrati

Entro la fine del 2010, l’Istituto per le Opere Religiose, banca del Vaticano dovrà essersi adeguata alle norme europee in materia di lotta al riciclaggio. La scorsa settimana il presidente dello IOR, Gotti Tedeschi, ha assicurato che l’istituto è oramai disposto a intraprendere il cammino della trasparenza. La Banca però, nonostante i rimbrotti di Papa Ratzinger, che martedì scorso ha tuonato contro i movimenti sospetti di capitali, continua a destare perplessità. Al centro di alcuni dei più gravi scandali finanziari italiani del passato, dal crack del Banco Ambrosiano alla maxi tangente Enimont, lo IOR è finito ancora una volta sotto la lente di ingrandimento delle autorità italiane. Dal 21 settembre, Gotti Tedeschi è indagato insieme al direttore generale Paolo Cipriani, per violazione della legge italiana anti riciclaggio. Le indagini sono scattate per due versamenti di 20 e  di 3 milioni di euro effettuati dall’istituto senza le obbligatorie indicazioni sul beneficiario della transazione e la causale. Per lo IOR, che ha chiesto il dissequestro dei versamenti bloccati,  si è trattato solo di un errore, ma la vicenda non è l’unica a insospettire. Rimane ancora irrisolto infatti il caso dei conti cifrati aperti presso l’istituto da persone non appartenenti al clero o a cittadini dello Stato Vaticano. Conti che in alcuni casi sarebbero intestati a nomi di fantasia e che potrebbero aver nascosto alcune delle transazioni legate a Balducci e alle vicende del G8. In un primo momento lo IOR aveva garantito che erano 13 e promesso di sopprimerli, ma all’annuncio non sono ancora seguite misure concrete.

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