Napoli: “Razzismo, immigrazione e potere dell’immagine”

All’università Orientale di Napoli, tre giorni di proiezioni, incontri, tavole rotonde sul cinema africano e la diaspora.

Il festival, che avrà luogo dal 14 al 16 ottobre, cerca di interrogarsi sulle politiche e le modalità di rappresentazione del fenomeno migratorio e sarà anche un’occasione unica per incontrare importanti autori del cinema africano e della diaspora.

Tra gli ospiti più attesi  il regista anglo-ghanese John Akomfrah, esponente di punta dell’ormai estinto Black Audio Film Collective (trasformatosi oggi nella casa di produzione “Smoking Dog” basata a Londra), un collettivo di registi della diaspora africana, caraibica e indiana che dai primi anni Ottanta ha partecipato in Inghilterra alla trasformazione del discorso pubblico sui migranti, sperimentando modalità espressive avanguardistiche. Autore di documentari controversi – come Handsworth Songs (1986), Testament (1988) o Seven Songs for Malcolm X (1993) – Akomfrah ha diretto anche diverse produzioni televisive BBC e ha scritto testi critici sul cinema africano; dall’inizio d’altronde l’attività del collettivo si sono intrecciate allo sviluppo in ambito accademico dei Cultural Studies, dialogando con teorici come Stuart Hall e Homi Bhabha.

Altro protagonista della rassegna è Manthia Diawara, critico e regista di origine maliana, direttore del centro di studi africani della New York University. Diawara è stato il primo a pubblicare un testo approfondito sul cinema africano, e da quel momento in poi ha continuato a occuparsi delle rappresentazioni cinematografiche del continente e della sua diaspora, anche attraverso mostre e festival in Africa, Europa e Stati Uniti.

In rappresentanza del nascente (e crescente) filone del cinema migrante in Italia saranno presentati lavori come quello della casa di produzione italo-nigeriana GVK di Vincent Andrew e Simone Sandretti, che traduce l’esperienza cinematografica del Nollywood nigeriano in un contesto migratorio italiano; il lavoro documentario di Dagmawi Yimer e Giulio Cederna, nato dall’esperienza di video partecipato maturata in seno al progetto dell’Archivio delle Memorie Migranti (Asinitas Onlus) che documenta le drammariche esperienza migratorie in corso, dalla Somalia e dall’Eritrea verso l’Italia passando per i carcerieri della Libia; e infine i video dell’italo-etiope Theo Eshetu, che attraverso tecniche filmiche di vario genere riflette sul modo in cui esperienza migratoria e memoria coloniale si intersecano nel contesto italiano contemporaneo. Tutti i registi saranno presenti per discutere con il pubblico, nell’ambito di una tavola rotonda moderata da Alessandro Triulzi, decano in Italia degli studi africani  e dell’analisi dei processi migratori.

A discutere dei lavori ci saranno anche altri docenti ed esponenti di istituzioni che lavorano alla promozione di prodotti cinematografici africani: José Antonio Fernades Dias, commissario della Fondazione Africa.cont, centro di ricerca, promozione e divulgazione della produzione artistica africana e della diaspora con sede a Lisbona; Manuela Ribeiro Sanches, studiosa di studi culturali e direttrice del progetto Artafrica, una piattaforma virtuale dedicata alla divulgazione della produzione artistica africana lusofona e della diaspora; Lindiwe Dovey, docente di cinema africano presso la cattedra  della School of Oriental and African Studies di Londra e co-organizzatrice del Cambridge African Film Festival; Goffredo Fofi, direttore del mensile Lo straniero, e Iain Chambers, creatore del Centro di Studi Postcoloniali dell’Università di Napoli “L’Orientale” che da anni si occupa criticamente delle politiche di rappresentazione delle culture non occidentali. [dal comunicato dell’ufficio stampa dell’Università “L’Orientale”]

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