Passpartù 02: braccia in sciopero

Quattro diverse storie di mano d’opera migrante, da Caserta a Parigi, da L’Aquila all’Agro pontino. Tutte le storie che raccontiamo in questa puntata di Passpartù parlano di lavoro in nero e di violazione dei diritti fondamentali. E intanto  a Roma si organizza una mobilitazione prevista giovedi 14 e venerdi 15 ottobre, con un presidio davanti al Ministero dell’interno per chiedere la regolarizzazione dei lavoratori privi di permesso di soggiorno.

Il lavoro irregolare è un fenomeno diffusissimo, sia in Italia che in altri paesi d’Europa. Chi lavora in nero oggi lo fà soprattutto per sopravvivere, accettando condizioni spesso ben peggiori di quelle dettate  dall’economia formale. Questa è la sorte di molti migranti, soprattutto se irregolari. Ma c’è chi si è stancato e ha deciso di rivenidicare i propri diritti. I lavoratori migranti del casertano, che ogni mattina alle quattro aspettano alle rotonde che un caporale li assuma a giornata, guadagnano 20, 25 euro per lavorare 10 o 12 ore nei cantieri o nei campi. Giovedi 7 ottobre, hanno detto basta. In centinaia si sono recati, come ogni mattina, alla rotonda più vicina a casa, ma questa volta portavano con se un cartello : “Oggi non lavoro a meno di 50 euro”.  Uno sciopero promosso dal coordinamento dei migranti e dei rifiugiati della Campania, per lottare contro le regole fissate dai caporali. Sono state 14 le rotonde dove si scioperava, sparse tra la provincia di Napoli e la provincia di Caserta. E poi l’indomani, l’8 ottobre, gli stessi manifestanti delle rotonde sono scesi per le strade di Caserta, per chiedere alle istituzioni la loro regolarizzazione e l’applicazione della direttiva numero 52 del 18 giugno 2009 dell’Unione Europea, che prevede la regolarizzazione delle vittime di sfruttamento sul lavoro che denunciano il loro sfruttatore.

Poche ore dopo lo sciopero delle rotonde, a più di mille chilometri del casertano, il museo dell’immigrazione di Parigi viene occupato da 500 lavoratori sans-papiers, in sciopero da quasi un’anno. Sono alcuni di quei lavoratori rimasti fuori dalla sanatoria del 2007, che escludeva completamente chi era stato assunto attraverso le agenzie di lavoro temporaneo o era impiegato a domicilio. A giugno scorso, dopo mesi di sciopero e occupazione di aziende, il governo cede e firma un’accordo permettendo la regolarizzazione anche di chi non ha un rapporto di lavoro subordinato e un datore di lavoro fisso. Circa 1800 dossier di regolarizzazione sono allora stati presentati, ma fino ad oggi soltanto 58 hanno ricevuto una risposta positiva. Il 7 ottobre, con il sostegno massiccio del sindacato CGT, i lavoratori sans papiers hanno occupato l’edificio costruito per l’esposizione coloniale del 1931, oggi museo dell’immigrazione. Un luogo che non è stato dunque scelto per caso dagli scioperanti.

Ma torniamo di nuovo in Italia, e più precisamente nel basso Lazio, nell’Agro pontino. In questo territorio, a pochi chilometri dalla Campania, c’è la colonia di migranti piu popolosa della regione. si tratta della comunità dei sikh, indiani del Punjab, una comunità che si è insediata in questa zona nei primi anni ’80, e che da allora ad oggi è aumentata esponenzialmente. Il territorio, effettivamente, ha molte similitudini con il Punjab: vaste aree pianeggianti che vivono prevalentemente di agricoltura, pastorizia e allevamento delle bufale. La comunità insomma è andata sempre più allargandosi negli anni ed oggi si stima la presenza di oltre ventimila sikh. Il 95% degli uomini di questa comunità lavora in agricoltura. Un fenomeno vastissimo, eppure molto meno visibile di quello campano o calabrese. Chi si recherà in quelle zone, non vedrà i migranti alle rotonde in attesa di un caporale, nella maggior parte dei casi infatti i lavoratori si recano direttamente sul posto di lavoro, ma questo non modifica le condizioni di sfruttamento in cui si trovano i braccianti. La Flai Cgil Latina, racconta di paghe bassissime (circa due euro ora), orari di lavoro massacranti e ritardi negli stipendi frequenti. Non è facile, spiega la Flai Cgil, coinvolgere questi lavoratori in battaglie sindacali. Per ora il sindacato sta facendo un lavoro di sensibilizzazione per informare sia i lavoratori sui loro diritti sia il resto della popolazione sulla gravità del fenomeno. L’estate scorsa il sindacato ha organizzato una manifestazione, che ha visto la partecipazione di moltissimi lavoratori indiani, ma la maggior parte veniva dal comune di Roma e non dall’Agro pontino.

L’ultima storia riguarda il lavoro nei cantieri, in particolare in quello che è stato definito il cantiere piu grande d’Europa, L’aquila. Dopo il sisma centinaia di lavoratori stranieri si sono riversati nella provincia aquilana in cerca di lavoro presso le numerosissime ditte impegnate nella ricostruzione, ma quale sicurezza gli è garantita?
Da un indagine del coordinamento Ricostruire Insieme è emerso che il Dipartimento provinciale del lavoro nei primi quattro mesi del 2010, ha verificato un numero complessivo di 330 ispezioni. Su queste 179 ditte ispezionate in ben 109 sono state riscontrate irregolarità. I lavoratori trovati in situazioni di illegalità sono stati 78, di cui il 60% senza contratto di lavoro.
Le ispezioni e i controlli sui cantieri comunque, denuncia Ricostruire insieme, al di fuori del centro storico, sono ancora troppo pochi e i dati sugli infortuni e sulle irregolarità sono difficilmente reperibili, mentre molto piu frequenti sono i controlli da parte delle forze dell’ordine, controlli che spesso sfociano nella produzione di un foglio di via, con cui il lavoratore straniero è costretto a stare lontano dal comune per tre anni, “reo” di non avere una abitazione.

Ospiti della puntata: Ibbi dalle rotonde casertane, Gianpaolo dell’Ex-Canapificio di Caserta,  Araba da Parigi, Alessandro Gioa, Marco Omizzolo, Giovanni Gioia.

Grazie a Radiossina per aver raccolto le testimonianze dei migranti il 7 ottbre sulle rotonde del casertano.

Foto : Radiossina

Per comunicazioni, scriveteci a passpartu@amisnet.org

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