Il miraggio pensionistico dei precari

Per i lavoratori precari che versano regolarmente i propri contributi all’INPS la pensione minima diventa sempre di più un miraggio. A confermarlo è un’incauta affermazione dello stesso presidente dell’INPS, Antonio Mastrapasqua, rilasciata al margine di un convegno in cui veniva presentato il sistema di simulazione delle pensioni, che dovrebbe permettere a tutti i lavoratori di prevedere l’entità dei propri contributi a fine lavoro. Tutti i lavoratori ad eccezione dei precari perché, come ha sottolineato Mastrapasqua, se si dovessero rendere pubbliche le simulazioni delle pensioni per i lavoratori parasubordinati, si rischierebbe un “sommovimento sociale”. Poche parole che nascondono una situazione a dir poco esplosiva e gestita fino ad oggi nell’assoluta mancanza di trasparenza. “Sono oltre 2 milioni i lavoratori precari iscritti alla gestione separata”, sottolinea Luigina de Santis dell’INCA “e soprattutto per i lavoratori più giovani non esiste alcuna garanzia sull’ottenimento di una pensione minima. Può accadere che si lavori 32 anni per arrivare a un contributo di 120-180 euro”.
Nel 2007 per ovviare alla mancanza di tutele per i lavoratori precari l’allora governo Prodi aveva firmato un accordo, prevedendo di valorizzare ad esempio anche i periodi di non lavoro e di riformare gli ammortizzatori sociali. Ma l’accordo non fu mai tradotto in misure concrete e con il cambio di maggioranza è saltata anche la possibilità di un dialogo.
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