Verso il 16: la Fiom rilancia

In vista della manifestazione nazionale del 16 ottobre indetta a Roma dalla Fiom, facciamo il punto sui passaggi più recenti di quel generale processo di destrutturazione che è in atto nel mondo del lavoro a partire degli anni ’90 e che ha subito, negli ultimi mesi, una decisa accellerazione. A Pomigliano, a maggio, la direzione Fiat sottopone ai sindacati un documento in cui, in cambio del mantenimento della produzione in loco, chiede ai lavoratori di rinunciare a diritti legali e costituzionali, oltre ad accettare condizioni di lavoro durissime; la Fiom si oppone mentre Fim e Uilm firmano con la Fiat un accordo separato che attualmente non è operativo, dal momento che il referendum tra i lavoratori non ha avuto i risultati sperati da Marchionne: circa il 40% di loro si è opposto a quello che considerano un ricatto e, tra questi, la maggioranza degli operai delle linee. L’imposizione della Fiat provoca la disdetta unilaterale del contratto nazionale dei metalmeccanici da parte di Federmeccanica. Nel frattempo il fronte sindacale è sempre più spaccato: Fim e Uilm continuano la politica degli accordi separati (politica già attuata a livello confederale), fino ad arrivare all’accettazione, a fine settembre scorso, delle deroghe a livello aziendale al contratto nazionale. Tali deroghe sono  possibili, secondo l’accordo sottoscritto, in due condizioni: quando un’azienda è in crisi e quando è in sviluppo (leggi: sempre). La cosa più grave è che vengono fatte delle scelte che avranno conseguenze per tutti i lavoratori (sostanzialmente l’affossamento della contrattazione collettiva), senza che si chieda l’opinione dei diretti interessati: Laura Spezia (della segreteria nazionale Fiom) denuncia come non ci siano state nè consultazioni tra i lavoratori nè tantomeno assemblee per discutere queste scelte.

Quello che sta avvenendo per i metalmeccanici si incrocia in modo grave con i provvedimenti del governo: dal varo della legge 30 (con le sue 50 diverse forme di precarietà), all’approvazione, da parte del Senato, del “collegato lavoro” che contiene importanti provvedimenti in materia di arbitrato e conciliazione, aspettando che Sacconi presenti il suo Statuto dei lavori per sostituire lo Statuto dei lavoratori. Tutta questa situazione, poi, nella totale assenza di qualsiasi tipo di politica industriale. In questo quadro, quindi, la manifestazione del 16 ottobre, nelle intenzioni degli organizzatori, assume una valenza tanto più significativa proprio perchè si vuole mettere in piedi un percorso di opposizione sociale.

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