Schiavi del pesce: il rapporto shock di EJF

Ridotti a condizioni di semi schiavitù e obbligati a restare sulle navi da pesca per decine di mesi senza poter mai sbarcare. L’organizzazione britannica Environmental Justice Foundation ha reso note oggi le scioccanti condizioni a cui sono sottoposti gli equipaggi di grandi pescherecci al largo delle coste dell’Africa occidentale. Al termine di quattro anni di documentazioni la fondazione denuncia violazioni sistematiche dei diritti delle persone, con ripetuti casi di violenza, confisca dei documenti, trattanimento della paga confinamento a bordo per mesi o anche anni e mancanza di acqua potabile. Tra le tante imbarcazioni intercettate dalla EJF a largo della Sierra Leone e della Guinea, molte sono attrezzate con alta tecnologia ma sono sprovviste di licenze per la pesca nelle zone economiche eslcusive dei 2 paesi. Tutte le navi sarebbero state invece provviste della documentazione per esportare il pesce in Europa. “Inizialmente l’obiettivo del nostro dossier” spiega Duncan Copeland, membro della fondazione “non era di indagare sulle condizioni dei diritti umani, ma sulla pesca illegale destinata all’Unione europea. E’ solo dopo essere saliti a bordo che abbiamo visto condizioni di vita degli equipaggi tali da poter essere definite, secondo gli standard Onu, di moderna schiavitù. Secondo una stima recente almeno il 13 per cento del pesce importato sui mercati ittici deriva da attività di pesa illegale, con gravi conseguenze sugli ecosistemi marini e gli stock di pesci

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