Roma: il ritorno dei manicomi?

Il sindaco di Roma Gianni Alemanno propone di allungare i tempi di trattenimento nei centri di Trattenimento sanitario obbligatorio per i senza fissa dimora previsiti dalla legge 180. Per il sindaco sarebbe una misura di sicurezza pubblica. Per molte associazioni di medici invece sarebbe solo un pericoloso ritorno ai vecchi manicomi.

Da poche settimane il sindaco di Roma Alemanno ha avanzato la proposta di estendere dagli attuali 14 giorni a sei mesi il periodo massimo di Trattamento sanitario obbligatorio (Tso) previsto per le persone senza dimora con malattie psichiatriche. La proposta è stata formulata dal primo cittadino durante un incontro con il Ministro dell’Interno riguardante le nuove misure di sicurezza per nomadi, prostitute e vagabondi.

A seguito della proposta Medici per i diritti umani e  Medici contro la tortura hanno inviato una lettera aperta a Gianni Alemanno, per contestare la possibile estensione del periodo di trattamento sanitario. “Il Tso è stato introdotto con la legge 180, nota come legge Basaglia, che portò alla chiusura dei manicomi per riconoscere appieno i diritti e la dignità dei pazienti” spiega Alberto Barbieri, di Medici per i diritti umani “creare strutture ad hoc dove trattenere per lunghi periodi in assistenza sanitaria obbligatoria un gruppo di cittadini considerati “speciali” perchè senza una dimora e perchè affetti da una malattia mentale, implica il rischio di creare una nuova istituzione totale dove segregare e isolare <<chi può essere pericoloso per la società>>”.

Barbieri ha anche ricordato che il Tso è un atto composito, di tipo medico e giuridico, che consente l’imposizione di determinati accertamenti e terapie a una persona affetta da malattia mentale e che prevede la possibilità di prolungare il Tso oltre le due settimane qualora i medici curanti lo ritengano necessario.

A Roma si calcola che le persone senza fissa dimora siano circa 7000, “per loro” conclude Barbieri “sono auspicabili interventi orientati a favorire una maggiore integrazione, affrontando le cause che portano le persone in situazione di disagio, e non, al contrario, segregandoli in una istituzione totale”.

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