Roma: l’altra faccia del piano nomadi

Negli annunci del sindaco di Roma Gianni Alemanno doveva una strategia all’insegna della legalità e della sicurezza. Iniziato a settembre il Piano Nomadi del comune di Roma continua però a produrre inquietanti zone d’ombra, come quella dell’ex cartiera di via Salaria, centro d’accoglienza dove si trovano attualmente oltre 300 delle persone sgomberate in queste settimane dai campi rom. Come testimoniano le interviste e i video raccolti dall’associazione 21 luglio, all’interno dell’edifico, le persone sono ammassate in grandi stanzoni con infiltrazioni di acqua e aperture nel tetto e in condizioni igieniche pessime. Una situazione intollerabile, ha denunciato l’associazione, che non rispetta i requisiti minimi fissati dalla legge regionale 41/2003. A preoccupare è in particolar modo le condizione dei bambini, che dopo il trasferimento non sono ancora stati reinseriti, per la maggior parte, in percorsi scolastici e che non hanno spazi dedicati per lo studio o attività ricreative. Il Comune di Roma nega tutto e per voce dell’assessore alle politiche sociali Sveva Belviso ha fatto sapere che la struttura è stata messa a norma lo scorso aprile. Intanto per la città proseguono gli sgomberi con un ritmo di 2-3 operazioni a settimana. Il piano del comune dovrebbe coinvolgere oltre 209 insediamenti e circa 2000 persone, ma gli effetti fino ad ora sono andati nella direzione opposta a quella annunciata. A parte l’ex cartiera, fino ad ora non è stata offerta nessuna alternativa alloggiativa alle persone sgomberate e il risultato  è la nascita di nuovi insediamenti di dimensioni più piccole. “Secondo i nostri studi” denuncia Carlo Stasolla dell’associazione 21 luglio “una giornata di sgomberi ha un costo di 80 mila euro. Ma l’effetto che si sta producendo è solo una frammentazione dei campi e una dispersione delle persone. Per questo abbiamo chiesto una immediata sospensione del piano”.
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