Cie: da via Corelli una richiesta di soccorso

Si è rotto la gamba e l’infermeria l’ha visitato solo dopo due giorni. Ora Mohammed, recluso nel centro di identificazione e di espulsione di Milano, ha fortissimi dolori, è costretto a stare immobile e nessuno si preoccupa di portargli da mangiare o aiutarlo ad andare in bagno.

“L’altro giorno sono scivolato sul bagnato e sono svenuto per cinque minuti, se non fosse stato per alcuni amici non so quanto sarei rimasto là per terra” così ci racconta Mohammed al telefono.
Rinchiuso da otto giorni nel Cie, il giovane si è rotto una gamba giocando a calcio,  ma gli infermieri non hanno voluto ascoltare le sue richieste di soccorso, e solo dopo due giorni l’hanno condotto a fare una lastra, da cui è risultata la frattura dell’osso.

“Nessuno mi porta da mangiare, dicono che se ho fame posso andare in mensa, ma io non riesco neanche ad alzarmi”. Mohammed è stato fermato alla stazione del pullmann, mentre tornava a casa dal lavoro; quando le forze dell’ordine hanno visto che non aveva i documenti lo hanno portato nel Cie di via Corelli.
Il centro quest’estate è stato oggetto di rivolte. I detenuti protestavano contro le condizioni di vita, il cibo pessimo, la lunghezza delle pene (fino a sei mesi per chi non ha i documenti in regola).

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