Patagonia: l’ ENEL non costruisca le dighe

Nasce in risposta all’appello lanciato dalle 70 organizzazioni cilene del Consiglio per la Difesa della Patagonia, la campagna Patagonia Senza Dighe promossa a sua volta da un alleanza tra associazioni italiane e presentata il 21 settembre a Roma. Le dighe ogetto della campagna sono le cinque che dovrebbero essere costuite dalle multinazionali nella regione cilena dell’Aysén, creando nuovi bacini artificiali con le acque dei fiumi andini Baker e Pascua ed avranno un fortissimo impatto sul ricco ed incontaminato ecosistema della regione cilena. Oltre alle cinque dighe il progetto HydroAysén prevede la costruzione della più lunga linea di trasmissione del mondo che porterà l’energia prodotta nel sud del paese fino all’area mineraria del nord toccandone il 51% del territorio. Il sistema verrà realizzato da gruppo di multinazionali ed avrà un costo di 7 miliardi  di cui 4 solo per l’elettrodotto. Tra i capofila di questa cordata l’ ENEL, la multinazionale italiana controllata dal Ministero del Tesoro  che pur non avendo partecipato all’ideazione del progetto è coinvolta nell’affare dopo l’ acquisizione di Endesa, una delle aziende che grazie alle leggi iperliberiste ereditate dalla dittatura di Pinochet godono del diritto di sfruttamento delle acque cilene.

Proprio sull’ ENEL vuol fare pressione la campagna italiana Patagonia Senza Dighe, che vorrebbero che il colosso energetico italiano facesse un passo indietro in nome della responsabilità d’impresa e in ottemperanza alle raccomandazione della Commissione Mondiale sulle Dighe, oltre che per il rispetto di un ecosistema che definiscono come patrimonio dell’ umanità.

Sull’argomento ascolta anche lo speciale di Amisnet realizzato nel maggio 2009

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