Reingresso negato per motivi di sicurezza. Ma il richiedente ha solo tre anni

Finalmente Mohammed potrà raggiungere i suoi genitori. La sua è una storia a lieto fine, ma che sarebbe potuta sfociare in una tragedia, se i suoi familiari non avessero avuto il coraggio e l’ostinazione di opporsi a un’assurda decisione della Questura di Roma.

Per motivi di privacy il suo vero nome rimarrà nascosto, ma noi lo chiameremo Mohammed. Il piccolo, di soli tre anni, è il protagonista di questa assurda vicenda, che è iniziata prima dell’estate e si è conclusa solo in questi giorni.

Figlio di una rispettabile famiglia di lavoratori provenienti dal Bangladesh, Mohammed è nato a Roma nel 2006. I genitori, in Italia dal 1989, sono sempre stati in possesso di un permesso di soggiorno rinnovato regolarmente fino al 2005, anno in cui hanno ottenuto la carta di soggiorno a tempo indeterminato e hanno iniziato le pratiche per ottenere la cittadinanza italiana.

Poco dopo la nascita del piccolo Mohammed, l’ultimo di tre figli, la mamma e i bambini sono stati costretti a rientrare in Bangladesh per gravi motivi familiari. Fino a qui tutto bene. I problemi iniziano al momento del rientro in Italia. Dopo avere presentato tutti documenti necessari per il reingresso, la mamma di Mohammed riceve un provvedimento con il quale l’Ambasciata di Dhaka comunica il diniego del visto da parte della Questura di Roma per il suo ultimo figlio. “La Questura non ha motivato il provvedimento, ma ha solo disposto il diniego <<visto l’ art.4 del decreto legislativo 286/98>>” spiegano i legali di Mohammed Lianka Trozzi e Nicola Coronati. “Ora, questo articolo prevede il diniego per motivi di sicurezza e di ordine pubblico. Può un bambino di tre anni rappresentare una minaccia per l’ordine pubblico e la sicurezza?”. Alla domanda dei legali, il Ministero degli affari esteri ha risposto in questi termini: “La tutela dell’ordine pubblico non si sostanzia soltanto nella prevenzione e repressione di fattispecie criminose ma anche in una corretta gestione del territorio, nel mantenimento di una giusta proporzione tra residenti e spazi disponibili e in una equilibrata selezione della forza lavoro. Ne discende che comportamenti contraddittori circa l’effettiva localizzazione e sensibilizzazione in Italia di un nucleo familiare straniero possono essere ritenuti in contrasto con una politica di rigida gestione dei flussi migratori“.

Mohammed non può rientrare in Italia, il paese in cui è nato e in cui da oltre dieci anni vive la sua famiglia, perché non ci sono spazi disponibili, perché potrebbe alterare il mercato del lavoro, perché così nel nostro territorio ci sarà un nucleo familiare di provenienza straniera in meno.

Il 6 settembre il ricorso al Tar presentato dai legali di Mohammed è stato accolto, l’assurdo provvedimento della Questura di Roma annullato. Finalmente Mohammed potrà rientrare a casa.

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