Espulsioni in Francia : il punto di vista dei Rom

A metà luglio, un uomo viene amazzato dalla polizia a Saint-Aignan, piccola città di provincia in Francia. Era un “manouche”, uno zingaro francese, una “persona di viaggio”, come vengono chiamati in termini burocratici, pur se sedentari. La comunità rom si indigna e scoppia la rivolta. Il 21 di luglio, il presidente francese dichiara una “vera guerra” contro la criminalità e, nello stesso discorso, promette di studiare i “problemi dovuti ai comportamenti di certe persone di viaggio e di certi Rom”. Il 5 agosto, i preffetti ricevono una circolare dal Ministero dell’interno, che dispone lo sgombero di 300 campi in 3 mesi, “massima priorità a quelli dei Rom”. Da allora, le espulsioni di Rom verso la Romania e la Bulgaria, o piuttosto i cosiddetti “ritorni volontari” in cambio di 300 euro, si moltiplicano. Il prossimo passo che intende fare il governo è creare uno schedario biometrico, Oscar, dove verranno registrati dati biometrici sulle persone che ricevono l’aiuto di 300 euro, in modo che non lo ricevano due volte.

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