In Basilicata peggiorano le condizioni degli stagionali

La raccolta dei pomodori è iniziata a metà agosto nelle campagne della Basilicata e come ogni anno sono migliaia i lavoratori stagionali arruolati dai caporali. La paga è di 3-4 euro per ogni cassetta di pomodori raccolta e, con una media di 7-8 cassette al giorno, arriva a stento a coprire le spese. Parte del ricavato deve essere infatti girato agli stessi caporali come percentuale sul ricavato o per garantirsi servizi minimi come il trasporto o la ricarica dei cellulari. Condizioni note almeno da una decina di anni, come sottolinea Gervasio Ungolo, coltivatore e membro dell’osservatorio migranti Basilicata, ma che quest’anno, con la chiusura del centro di accoglienza del comune di Palazzo S. Gervasio si sono deteriorate. Costretti a vivere in casolari abbandonati e lontani dai centri abitati, i lavoratori stagionali sono più soggetti che in passato ai reclutatori di braccia oltre a vivere in condizioni ancora più precarie. In mancanza di fondi a provvedere alla fornitura di acqua potabile e per lavarsi, sono le associazioni come l’Osservatorio migranti, che accusano le istituzioni locali di latitanza e di voler nascondere il problema. “La regione Basilicata ha fatto insieme alla Coldiretti un censimento secondo cui ci sarebbero 350 lavoratori stagionali nell’area” spiega Ungolo “ma questi numeri non sono assolutamente veritieri. Solo a Palazzo S. Gervasio ci saranno almeno 1200 lavoratori attivi in questo momento nei campi. Se poi parliamo del Vulture, dell’Alto Bradano e delle zone a ridosso della Puglia arriviamo ad almeno 3000-4000 persone”.

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