Rosarno: piovono milioni ma l’emergenza resta

A nove mesi di distanza dalla rivolta di Rosarno il Ministero degli interni stanzia un fondo di 2 milioni di euro per la creazione in città di un centro di formazione per migranti. Una misura che rischia di trasformarsi nell’ennesimo buco nell’acqua e che aggira completamente i reali problemi dei lavoratori che ogni anno tra l’autunno e l’inverno arrivano nella Piana calabrese per la raccolta degli agrumi. Nonostante manchino solo 4 settimane all’inizio della stagione di raccolta,  nessuna misura concreta è stata ancora adottata per far fronte alla necessità di un alloggio dignitoso, mentre i migranti, anche grazie alla normativa sul permesso di soggiorno, continuano a trovarsi sotto il ricatto dei datori di lavoro.  “E’ assolutamente paradossale che si voglia intervenire con un progetto per creare un centro si formazione” spiega Antonello Mangano del sito web Terre Libere “In qualche modo è come se si volesse dire agli africani -il problema siete voi che non siete sufficientemente preparati e integrati-. In realtà è il territorio che non è assolutamente preparato a riconoscere a questi lavoratori un salario e condizioni di vita dignitose”.  Se le risposte sul piano dei diritti si fanno attendere, continuano però le operazioni di sgombero e chiusura dei luoghi normalmente usati dai migranti come alloggio durante la stagione del raccolto. A Rosarno è stata oramai demolita la Rognetta, ex fabbrica fuori città dove risiedevano gli stagionali, mentre altre due ex fabbriche, la Cartiera e Opera Sila sono state murate e rese inaccessibili.

Top