L’Europa si svegli: in Tunisia un clima di repressione intollerabile
A cura di Andrea Cocco • 23 luglio 2010Con una lettera indirizzata il 22 luglio al rappresentante europeo per la politica estera, Catherine Ashton, diverse organizzazioni internazionali hanno richiamato l’attenzione dell’Unione Europea sulla morsa autoritaria che si sta stringendo attorno a giornalisti e difensori dei diritti umani in Tunisia. Denunciando un moltiplicarsi di persecuzioni da parte del governo di Ben Alì, Amnesty International, Human Rights watch, l’Osservatorio per la protezione dei difensori dei diritti umani e altre associazioni lanciano un monito severo all’Unione europea, che continua a mantenere aperti importanti negoziati commericali con il paese chiudendo gli occhi di fronte alle preoccupanti misure recentemente adottate dal regime. A preoccupare è in particolare l’approvazione lo scorso 15 giugno, da parte del parlamento tunisino, di un emendamento al codice penale che prevede dai 5 ai 20 anni di carcere per chiunque abbia contatti diretti o indiretti con “agenti di un paese estero” e attraverso questi comprometta gli interessi economici del paese. Una norma liberticida, che grazie alla vaghezza dei termini utilizzati, mira a interrompere ogni tipo di relazione tra gli attivisti tunisini e il mondo esterno e in particolare le organizzazioni europee, che in questi anni hanno fatto da eco alle denunce sulla situazione nel paese maghrebino.
“Le misure adottate costituiscono un ulteriore ostacolo alla difesa dei diritti umani in Tunisia” si legge nella lettera “e potrebbero portare a un aumento delle persecuzioni in aperta violazione con gli obblighi internazionali sottoscritti dalla Tunisia”.
Nel 2005, sottolineano le organizzazioni, il governo di Ben Alì adottava il piano di azione Tunisia-Unione europea, sottoscrivendo l’impegno a promuovere riforme democratiche e misure a difesa dei diritti umani. A cinque anni di distanza, non solo queste misure non sono state attuate ma la situazione, soprattutto a seguito delle elezioni dello scorso ottobre, sembrano gradualmente peggiorare, come dimostrano tra gli altri i ripetuti attacchi alla libertà di stampa e di espressione. Nell’ultimo anno almeno 3 giornalisti sono finiti in carcere per aver affrontato argomenti scomodi al regime, mentre molti altri sono attualmente sotto processo. L’ultima sentenza è stata emessa contro il reporter televisivo Fahem Boukaddous colpevole di aver diffuso informazioni sugli scioperi che nel 2008 hanno scosso la zona mineraria di Gafsa e condannato a 4 anni di carcere.
Sotto la pressione di paesi come la Francia, che sta investendo molto in Tunisia, Bruxelles mantiene un tono pacato e prosegue i negoziati in corso con il regime di Ben Alì, per l’acquisizione da parte della Tunisia dello status di partner privilegiato dell’Unione.



