Palestina: la protesta popolare non è solo contro il muro
A cura di Khaldoun • 16 luglio 2010Ogni venerdì i comitati popolari palestinesi non protestano solo a Bil’in o Nil’in e non solo contro la costruzione del muro. La resistenza popolare palestinese continua ad espandersi e settimanalmente ci sono proteste ad esempio anche a Gerusalemme est oltre che nei villaggi circondati dalle colonie israeliane e che soffrono della confisca delle loro terre e delle risorse naturali. A Nabi Saleh, un villaggio di 400 anime, le proteste ruotano sopratutto intorno all’accesso alle risorse idriche. Ogni venerdì arrivano persone da tutti i paesi vicini, oltre agli attivisti internazionali ed israeliani che partecipano alle manifestazioni fianco a fianco con la popolazione palestinese in lotta. Anche qui, come nel resto della Cisgiordania, la pressione delle autorità israeliane sui comitati popolari è sempre più forte e parla la lingua dei lacrimogeni, dei proiettili di gomma, delle cariche dell’esercito e delle incursioni notturne nei villaggi. Sono più di trenta gli attivisti palestinesi arrestati, molti dei quali ancora detenuti senza processo, e l’esercito israeliano usa sigillare arbitrariamente il villaggio dichiarandolo “zona militare chiusa” per giustificare gli arresti e la brutalità della repressione delle manifestazioni che ogni venerdì animano Nabi Saleh.
L’intervista con Chaska, un’attivista israeliana che prende parte regolarmente alle manifestazioni di Nabi Saleh, conclude il ciclo di 100 produzioni radiofoniche in lingua inglese realizzate dalla nostra agenzia, in collaborazione con l’ ONG italiana COSPE e quella palestinese PYU, per Shabab FM, una radio comunitaria nata a Birzeit (Ramallah) anche grazie alla nostra collaborazione. Di seguito vi presentiamo la versione in italiano della sua testimonianza.



