Honduras: persecuzioni e omicidi ai danni dell’informazione

Sono almeno otto i giornalisti uccisi nell’ultimo anno in Honduras. Da quando nel giugno del 2009 il legittimo presidente Manuel Zelaya è stato destituito da un golpe militare, il paese continua a vivere un clima di violenza con aggressioni e omicidi mirati ai danni di chi si oppone al regime o tenta di alimentare un’informazione indipendente. Le cose non sono cambiate con il governo di Porfirio Lobo, salito al potere cinque mesi fa grazie ad una solida maggioranza in parlamento e al sostegno dei golpisti. L’ultimo ad essere assassinato è Luis Arturo Mondragòn Morazàn direttore del Canale televisivo 19, colpevole di aver più volte denunciato la corruzione e i crimini compiuti nel dipartimento di El Paraiso, nel sud del paese, e ucciso in un agguato il 19 giugno scorso.

Il governo dell’Honduras nega qualsiasi coinvolgimento con le brutalità commesse ma è stato costretto in questi giorni ad accettare la missione di un magistrato spagnolo, Jesùs Fernàndez Entralgo, inviato con il consenso di Madrid per indagare insieme alle autorità locali sugli omicidi dei giornalisti. Il rapporto dell’indagine, che sarà consegnato al presidente Porfirio Lobo, non è che un timido passo nell’accertamento della verità. Varie organizzazioni in Honduras e all’estero chiedono da tempo l’instaurazione di una commissione indipendente e permanente che indaghi su sparizioni, sequestri, torture oltre che sulle uccisioni. Il 28 giugno, ad un anno esatto dal golpe militare, il Frente Nacional de Resistencia Popular, rete che raggruppa varie forze e movimenti dell’opposizione ha dato vita ad una Commissione per la verità, composta da attivisti, professori, intellettuali, religiosi e personalità internazionali.

“Siamo sottoposti ad una minaccia costante da parte delle autorità e a una continua repressione” racconta al telefono Alfredo Lopez, direttore di Radio Coco Dulce, emittente indipendente devastata da un incendio doloso lo scorso 6 gennaio.”I Pedinamenti e le perquisizioni sono continui così come i telefoni messi sotto controllo. Secondo il COFADEH Comitato dei familiari dei detenuti e dei depasarecidos, solo negli ultimi cinque mesi, quelli del governo di Lobo, sono state uccise almeno 12 persone e compiute circa 700 violazioni dei diritti umani.

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