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Nigeria: dopo la Technip potrebbe toccare all’Eni pagare per evitare la condanna per corruzione

A cura di Andrea Cocco • 2 luglio 2010

Per evitare la condanna della giustizia statunitense il gruppo francese di servizi petroliferi Technip è stato costretto a pagare lo scorso 28 giugno una maxi multa di 338 milioni di dollari. La società era accusata di aver versato, insieme al consorzio Tskj di cui fa parte, tangenti al governo nigeriano per un valore complessivo di 182 milioni di dollari, che sono serviti ad ottenere appalti e commesse nella zona petrolifera del Delta del Niger e in particolare per la realizzazione degli impianti di liquefazione del gas naturale a Bonny Island. Un’attività di corruzione che, secondo le indagini avviate negli Stati Uniti ai sensi del Foreign Corrupt Practices Act, sarebbe proseguita per almeno dieci anni, dal 1994 al 2004. Per pagare le mazzette ed oliare i meccanismi delle concessioni di gas e petrolio in Nigeria, la Tskj aveva costruito una serie di società a Madeira, in Portogallo, e adottato il consueto schema della scatole cinesi per far perdere le tracce dei versamenti effettuati.

La Technip non è l’unica ad essere finita nel mirino degli inquirenti statunitensi. Il processo Tskj è già costato una multa di 402 milioni di dollari all’americana Kbr Inc., società sussidiaria della multinazionale Halliburton.
Molto probabilmente la prossima sarà l’italiana Eni che ha operato all’interno del consorzio attraverso la controllata Snam. Lo scorso marzo l’Eni, che per gli stessi motivi è sotto inchiesta anche da parte della Procura di Milano, aveva annunciato di aver già preso contatti con le autorità americane per seguire l’esempio della Technip ed evitare il processo dietro pagamento. L’Eni avrebbe già accantonato 307 milioni di dollari per chiudere definitivamente la partita sul caso.

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