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Iraq: 3 mesi e mezzo non bastano a formare un governo

A cura di Khaldoun • 23 giugno 2010

A 3 mesi e mezzo dalle elezioni del 7 Marzo, in Iraq permane un pesante vuoto politico ed i partiti sembrano ancora lontani dal formare il nuovo governo. Tra riconteggi dei voti e la convalida dei risultati da parte della corte suprema a prima seduta del nuovo parlamento si è tenuta solo il 14 giugno e solo allora le trattative per il nuovo esecutivo sono entrate nel vivo.  Le forze sciite, uscite sconfitte alle elezioni cui si erano presentate con 2 liste, si sono ora unificate e quindi sono diventate maggioranza nel parlamento di Baghdad,  tuttavia non trovano l’accordo per un candidato premier: il premier uscente Nuri al Maliki insiste per una sua nuova nomina, mentre la componente “sadrista” propone altri candidati.
Dall’altra parte, l’ ex Primo Ministro Iyad Allawi vede vanificarsi il verdetto delle urne, che seppur di un soffio faceva della sua “Iraqiya” il partito di maggioranza relativa ed ora rischia di non  far parte del nuovo esecutivo. L’ incertezza politica ha aggravato la crisi dei servizi nel paese, dove a 7 anni dall’invasione ancora mancano acqua ed elettricità, portando all’esasperazione la popolazione che è scesa in piazza in varie città dell’ Iraq arrivando a scontri con le forze dell’ordine in varie occasioni. In assenza di un governo anche la situazione della sicurezza è in peggioramente, con un aumento degli attentati e delle violenze nel paese.  I giornalisti dal canto loro non stanno a guardare, hanno infatti indetto un sit in quotidiano a partire dal 17 giugno nella piazza di Baghdad che fù teatro dell’ abbattimento del monumento a Saddam Hussein davanti alle telecamere di tutto il mondo, un presidio quotidiano per chiedere la fine dell’empasse ed una presa di responsabilità da parte delle istituzioni.

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